’59/33 L’anno sul Vinile – Kind of Blue di Miles Davis

di Stefano Bonato – 

Lei esce in strada, dalla porta di un ristorante in una notte parigina, e la sola cosa che sembra farla sentire meno sola è quel suono. Languido, stridulo, sesta minore discendente di tromba con sordina, privato di ogni sentimentalismo. Feroce, spietato, ma morbido, rassicurante. Mentre il bianco e nero di Louis Malle in Ascenseur pour l’échafaud le scolpisce il volto tra le vie di Parigi, quel suono mette a nudo il suo respiro, i suoi occhi che alla deriva, cercano lui. Julien.

Due anni sono trascorsi da quell’incisione, ed ora è lui, il trombettista, che entra nelle viscere della città, dalle porte del Malacky’s, all’angolo fra la Sixty-third Street e la Third Avenue. A New York il pensiero non si chiama Julien. Si chiama Bill.
Avevano suonato assieme per tutto il ’58. Ed ora lo voleva ancora. Desiderava il suo suono, il suo lirismo. Desiderava la sua malinconia. Non lo aveva mai deluso, e, anche se quella sera non si presentò all’appuntamento, era certo che l’indomani sarebbe arrivato in tempo per la registrazione.

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