Ai confini della vita, ai confini dell’amore

di Paolo Steffan –

“Il muro che ti ho eretto contro è un crollo eterno”, recita un verso stupendo di Attila József, tratto da una lirica che s’impasta di amore, nella più fiera esperienza della carne (“ti compenetri cuore a cuore”) e nel più assoluto richiamo dello Spirito (“con te rispondo a Dio”). Il lavoro dei poeti veri è vivere per poterlo poi scrivere, questo sentimento
altissimo, sperimentarne il volo, di volta in volta spezzato dall’erezione di muri: che però amare (verbo che va qui considerato alla massima intensità) e scrivere per amore fa cadere, in un “crollo eterno”. Su queste premesse dev’essere stata “partorita” ogni possibilità di scrittura dopo Auschwitz, per Edith Bruck, la cui fine sensibilità poetica ci ha donato in versione italiana il verbo vivo del suo illustre connazionale.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 6 – clicca qui per info)

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