Ai confini dell’animo umano

di Cinzia Agrizzi –

Berlino, residenza ufficiale del Cancelliere. Sulla scena si dispiega il dramma di Yukio Mishima, Il mio amico Hitler (1968), che vede coinvolti il futuro Führer, il capo delle SA Ernst Röhm, il rappresentante dell’ala socialista della NSDAP Gregor Strasser e l’imprenditore dell’acciaio Gustav Krupp, voce indiscussa dell’industria pesante tedesca.
Tre atti ispirati al caso Röhm (e alla “notte dei lunghi coltelli” del 30 giugno 1934), nei quali la tragedia politica – che rivela la crisi interna al partito e vede Hitler abbattere l’estrema destra e l’estrema sinistra per seguire una fittizia “via di centro” e affermare il suo potere assoluto – sconfina in quella interiore, prettamente umana, sul modello del
Britannicus di Racine (1669): la parola esalta la virilità attraverso un linguaggio elegante, poetico e metaforico, espressione di una crudeltà “raffinata” che precorre la brutalità degli eventi venturi. Afferma Mishima: “Il problema ‘Hitler’ si ricollega da un lato all’essenza stessa della civiltà del XX secolo, e dall’altro agli oscuri abissi della natura umana”.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 6 – clicca qui per info)

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