Attorno a una radice di pietra

di Diego Tonini –

Ho viaggiato attraverso le terre antiche, quelle che conservano le vestigia della nostra civiltà, ho cacciato topi mutanti e mangiato radici amare, contaminate da chimiche di cui non ricordo più la formula. Ho respirato l’aria velenosa, la polvere del vecchio mondo distrutto che il vento non lascia posare, come volesse che i pochi di noi rimasti non dimentichino, ma gli uomini hanno la memoria corta e, anche quando ricordano, tengono solo ciò che gli piace. Ho camminato fino a sfondare le scarpe e poi spaccare la pelle dei piedi, e alla fine sono arrivato sulle sponde del lago.
L’ho visto di lontano, attraversando la distesa puntellata di grattacieli distrutti, immerso nella polvere di cemento, mentre pochi raggi di sole foravano il tetto di nuvole grigie e si riflettevano sull’acqua nera e lontana. Ci sono arrivato quasi di corsa, assetato, bramando l’acqua che immaginavo ancora buona e trasparente, senza il color ruggine delle pozze disseminate sulla distesa d’asfalto delle terre antiche. «Ci sono i pesci» mi aveva raccontato qualcuno, «e magari anche le rane.»

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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