Back to the Past

di Matteo Zucchi –

Luci al neon, colori primari sgargianti e al contempo soffusi, sonorità calde, avvolgenti e sintetiche, eccessi melodrammatici, estetiche barocche e ridondanti, un’atmosfera placidamente decadente, da fine impero. Sono questi alcuni dei tratti principali che la contemporaneità offre ripetutamente ai nostri sensi, andando a comporre una serie di estetiche tanto differenti nei propri sviluppi quanto accomunate dai medesimi modelli culturali e artistici. L’ultimo decennio si è ampiamente rifatto agli anni ‘80 per creare un proprio orizzonte percettivo e creativo, tanto da non rendere così inopportuna l’affermazione per la quale, se gli anni ‘00 sono stati gli anni ‘90 con un decennio in più, gli anni ‘10 sono gli ‘80 ritornati dopo un sonno di 30 anni.Per quanto si possa obiettare che il fascino del decennio dell’edonismo reaganiano (e la versione de’ noantri delle “città da bere”) non sia mai tramontato, anche perché molti dei principali autori, perlomeno parlando del cinema, della nostra epoca iniziarono la loro produzione, o ne raggiunsero l’acme, proprio in quegli anni, si può identificare con una certa precisione la nascita di una vera e propria retromania tra il 2009 e il 2011.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 7 – clicca qui per info)

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