Barbara Baynton e il terrore della frontiera

di Christina A. Lee –

Il canone della letteratura coloniale australiana ha spesso esaltato i coraggiosi pionieri (bushman) di autori come Henry Lawson e Banjo Patterson, uomini solitari alla conquista dell’outback, la nuova frontiera. Il mito australiano dei coloni poveri e laboriosi che popolavano un paradiso utopico divenne elemento cardine nella nascente letteratura
dell’epoca, ma questa epopea idealizzava un’esistenza che in realtà era spesso devastante e pericolosa, specialmente per le donne. Il cupo realismo di Barbara Baynton (1857 – 1929) rovescia questa illusione, esplorando il confinamento delle donne e l’intrecciarsi delle loro paure legate all’indipendenza sessuale e al modo in cui venivano sfruttate. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento erano questi i problemi che interessavano il nascente movimento
femminista, tanto in Australia come nel resto del mondo. Il femminismo di epoca coloniale e il movimento per il suffragio universale finirono per denudare il maschilismo oppressivo della società australiana e il conflitto tra sessi che aveva generato.

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