Cartesio e la radice del dubbio

di Alberto Trentin –

L’uomo soddisfatto, non dubita. L’uomo soddisfatto, non esiste.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.1

Iniziamo da queste parole, poste alla base dell’edificio biblico, per accostare il tema del dubbio e per suggerire che il dubbio si dice in molti modi. Il serpente intacca con la sua domanda capziosa l’autorità, facendo prefigurare la possibilità che le cose non stiano come affermato. La storia dell’uomo, prima ancora della cacciata dall’Eden, prima ancora della vergogna per la nudità, prima dell’incorporazione dell’oggetto proibito, inizia con l’attenzione prestata al dubbio, strisciante come serpe, come serpe ambivalente.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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