Le vie della persuasione

di Annarosa Maria Tonin – 

Palazzo del Louvre, la notte fra il 23 e il 24 agosto 1572. Barricato nelle sue stanze, Carlo Massimiliano di Valois-Angoulême, ventidue anni, ha chiesto la compagnia di un amico, Ambroise Paré, medico di corte fin dai tempi di re Enrico II. Carlo sa che il chirurgo è troppo abile per lasciarlo morire in uno dei tanti possibili agguati di sangue di una notte infinita; per questo gli ha permesso di rifugiarsi nelle sue privatissime stanze. Cosa si diranno in questa lunga notte? Forse, essa sola parlerà, per lasciare alle notti e ai giorni che verranno una domanda senza risposta. Chi è stato a ordinare il massacro degli Ugonotti?

L’impossibile ritorno

di Laura Cuzzubbo –

“Cara Brigida, oggi ho fatto partire 11 casse per Vado che contengono tutti gli arnesi del mio lavoro: dunque speriamo che dopo le casse arrivi anch’io che ho tanto bisogno di riposo e di rifarmi una vita per morire in pace”. Così lo scultore Arturo Martini (1889-1947) scrive alla moglie all’inizio del 1947. Brama dunque di ritornare nella cittadina ligure che gli ha dato l’affetto di una famiglia, una casa e i primi onori, mentre Treviso gli ricorda la miseria e le umiliazioni dell’infanzia vissuta nelle umide torri medievali.

Il prezzo della vanità

di Annarosa Maria Tonin –

Château de Colombes, settembre 1669.
Dicono che io sia una piccola donna ormai anziana, del tutto ordinaria, e al mio cospetto non siano più necessari il garbo e l’ossequio. Dicono che, se non vivessi qui, in un castello a due leghe da Parigi, apparirei come una delle donne che si recano al mercato settimanale o alla fiera annuale che re Luigi, mio nipote, ha concesso di tenere ai cittadini di Colombes. Dicono che io stia morendo, ma non lo decidono gli altri il momento.

La purezza del sangue

di Annarosa Maria Tonin –

Fondazione Reale di San Lorenzo del Escorial, 1574.
Le otto salme sono uscite dalle loro sepolture per riunirsi qui, tutte insieme, affinché io possa celebrarne la gloria ogni giorno, come monaco tra i monaci. Hanno percorso l’altopiano come io ho ordinato: lente, tra i silenzi di luoghi deserti, accompagnate da orazioni e canti gregoriani. Da Yuste giunge l’Imperatore mio padre, da Granada l’Imperatrice madre, Isabella.

Due illusioni di solitudine

di Anna Scagliarini –

Solitudine soleggiata, paesaggio disabitato dai colori caldi. Architettura vuota, aulicamente severa. Qui domina un silenzio color ocra e fa molto caldo. Il sole ha cotto muri e pietre, sulla terra si proiettano le ombre pesanti di oggetti grandi. Ombre ipnotiche. Trascinano giù e giù lentamente verso un baratro di semi-veglia, un torpore caldissimo e pesantissimo, che potrebbe essere un delizioso nulla. E tirano giù ancora, queste ombre, impercettibilmente, un gradino lieve alla volta, (uno per volta che neanche si fa in tempo ad accorgersene), verso il sonno.

Una storia illuminata: Francisco Goya dipinge “I duchi di Osuna con i figli” (1788)

  • Digressioni
  • 17/01/2018

di Annarosa Maria Tonin –

Museo del Prado, aprile 1823. Nessuno poteva toccarla, tranne lui, il piccolo Pedro, figlio del nono duca di Osuna e della contessa-duchessa di Bonaventa. La ama ancora quella carrozza-giocattolo, immortalata in un dipinto che sta per lasciare.
Un’altra carrozza, infatti, condurrà Pedro de Alcántara Téllez Girón y Alonso-Pimentel, principe di Anglona (1776-1851), direttore del Museo del Prado, sulla via dell’esilio verso l’Italia.
I suoi fidati collaboratori hanno portato a termine la missione: stampare mille esemplari del catalogo del museo, a futura memoria. Il principe ha fatto spegnere i nuovi bracieri e le stufe installate per migliorare l’illuminazione delle sale. Si è raccomandato che le tende, anche queste una sua innovazione, siano fatte scendere per evitare che il sole colpisca le tele in modo troppo diretto.

Il conte eretico

di Annarosa Maria Tonin –

Vicenza, contrada dei Porti, 1555. Palazzo da Porto lo ha accolto di nuovo, reduce dai successi di Mantova e Venezia. Il conte non gli ha commissionato altri affreschi, ma due ritratti a grandezza naturale, due tele che si guardino e, insieme, siano osservate dagli illustri frequentatori della casa.
Iseppo (Giuseppe) da Porto, la cui data di nascita è incerta (oscilla tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI), ha richiamato l’amico pittore Paolo Veronese a Vicenza, perché celebri la sua rivoluzione artistica, dipingendo due ritratti che esaltino l’amore all’interno di un ordine politico e sociale in cui i da Porto sono simbolo di ricchezza, potere e splendido mecenatismo.

Opere

di Alfonso Firmani –

Il libro come oggetto contenitore evocativo di storie è da anni al centro delle composizioni. Spesso, inseguendo gli stessi obiettivi espressivi, si abbina a calligrafie che fungono da innesco narrativo o ad altri oggetti strumentali alla lettura compositiva.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

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