La purezza del sangue

di Annarosa Maria Tonin –

Fondazione Reale di San Lorenzo del Escorial, 1574.
Le otto salme sono uscite dalle loro sepolture per riunirsi qui, tutte insieme, affinché io possa celebrarne la gloria ogni giorno, come monaco tra i monaci. Hanno percorso l’altopiano come io ho ordinato: lente, tra i silenzi di luoghi deserti, accompagnate da orazioni e canti gregoriani. Da Yuste giunge l’Imperatore mio padre, da Granada l’Imperatrice madre, Isabella.

Due illusioni di solitudine

di Anna Scagliarini –

Solitudine soleggiata, paesaggio disabitato dai colori caldi. Architettura vuota, aulicamente severa. Qui domina un silenzio color ocra e fa molto caldo. Il sole ha cotto muri e pietre, sulla terra si proiettano le ombre pesanti di oggetti grandi. Ombre ipnotiche. Trascinano giù e giù lentamente verso un baratro di semi-veglia, un torpore caldissimo e pesantissimo, che potrebbe essere un delizioso nulla. E tirano giù ancora, queste ombre, impercettibilmente, un gradino lieve alla volta, (uno per volta che neanche si fa in tempo ad accorgersene), verso il sonno.

Una storia illuminata: Francisco Goya dipinge “I duchi di Osuna con i figli” (1788)

  • Digressioni
  • 17/01/2018

di Annarosa Maria Tonin –

Museo del Prado, aprile 1823. Nessuno poteva toccarla, tranne lui, il piccolo Pedro, figlio del nono duca di Osuna e della contessa-duchessa di Bonaventa. La ama ancora quella carrozza-giocattolo, immortalata in un dipinto che sta per lasciare.
Un’altra carrozza, infatti, condurrà Pedro de Alcántara Téllez Girón y Alonso-Pimentel, principe di Anglona (1776-1851), direttore del Museo del Prado, sulla via dell’esilio verso l’Italia.
I suoi fidati collaboratori hanno portato a termine la missione: stampare mille esemplari del catalogo del museo, a futura memoria. Il principe ha fatto spegnere i nuovi bracieri e le stufe installate per migliorare l’illuminazione delle sale. Si è raccomandato che le tende, anche queste una sua innovazione, siano fatte scendere per evitare che il sole colpisca le tele in modo troppo diretto.

Il conte eretico

di Annarosa Maria Tonin –

Vicenza, contrada dei Porti, 1555. Palazzo da Porto lo ha accolto di nuovo, reduce dai successi di Mantova e Venezia. Il conte non gli ha commissionato altri affreschi, ma due ritratti a grandezza naturale, due tele che si guardino e, insieme, siano osservate dagli illustri frequentatori della casa.
Iseppo (Giuseppe) da Porto, la cui data di nascita è incerta (oscilla tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI), ha richiamato l’amico pittore Paolo Veronese a Vicenza, perché celebri la sua rivoluzione artistica, dipingendo due ritratti che esaltino l’amore all’interno di un ordine politico e sociale in cui i da Porto sono simbolo di ricchezza, potere e splendido mecenatismo.

Opere

di Alfonso Firmani –

Il libro come oggetto contenitore evocativo di storie è da anni al centro delle composizioni. Spesso, inseguendo gli stessi obiettivi espressivi, si abbina a calligrafie che fungono da innesco narrativo o ad altri oggetti strumentali alla lettura compositiva.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

I limiti del corpo e i confini tra gli individui

di Andrea Campana –

È il gennaio 1972. I visitatori che entrano nella Sonnabend Gallery di New York e si approssimano all’installazione Vivaio vengono accolti da strane e imbarazzanti frasi che fuoriescono da alcuni altoparlanti disposti nella sala. Sotto di loro, nascosto sotto una rampa appositamente costruita, c’è Vito Acconci, il quale si masturba guardando i visitatori passare, ed esprime ad alta voce le fantasie sessuali che queste visioni gli suggeriscono.

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