Le strade del gotico

di Laura Cuzzubbo –

Germogliato nell’Île-de-France nel XII secolo, l’opus francigenum, la maniera trovata dai Gotti di vasariana memoria, lo stile gotico per intenderci,1 espande le sue tentacolari radici, attecchendo finanche in Italia. Quali itinerari segua nella penisola è questione articolata e tortuosa: il linguaggio gotico incontra talora resistenze, talaltra si innesta pacificamente su tradizioni preesistenti, ma sempre si insinua nelle varie arti e tecniche, dall’architettura alle arti suntuarie, dalla scultura alla pittura, e viceversa. Come in un gioco di specchi, la diffusione dei modi nordici in Italia contrasta con l’idea di espansione lineare e unidirezionale e si avvicina piuttosto all’immagine di un’orditura reticolare di maglie interconnesse e orientate in modo fluido nel tempo e nello spazio.

Il re bianco

di Annarosa Maria Tonin –

Tutto ha inizio da un viaggio che Massimiliano d’Asburgo (1459-1519), figlio dell’Imperatore Federico III (1415-1493) e della principessa portoghese Eleonora d’Aviz (1434-1467), compie nel 1477 dalla Bassa Austria a Gand per sposare Maria (1457-1482), figlia del duca di Borgogna Carlo il Temerario. C’è chi sostiene che la felicità sia un attimo; ebbene, quell’attimo accade quando i due si incontrano. Un matrimonio combinato che si presenta subito come un matrimonio di vera passione amorosa.

Il gomitolo perduto

di Annarosa Maria Tonin –

Nell’anno del Signore 1669, passeggiando nei giardini della reggia di Versailles insieme al re di Francia Luigi XIV (1643-1715), il Sovrintendente alla Fabbrica Reale Charles Perrault (1628-1703) suggerisce al sovrano di rimodellare il labirinto a sud della reggia, Le Labyrinthe de Versailles, perché diventi per il Delfino di Francia luogo di educazione alla lettura e alla scrittura, ispirato alle favole di Esopo.

Opere di Ba Abat

di Laura Cuzzubbo –

Circuiti di parole, sovrapporsi di cuciture come punti di sutura, trappole di specchi; una frase di Sartre, un diario di Anaïs Nin, miriadi di fili aggrovigliati, uno specchio arrugginito, una fotografia scomposta.

Nei labirinti della quarta dimensione

di Laura Cuzzubbo –

Roma, un salotto dell’alta borghesia nei pressi della scalinata di Trinità dei Monti, una sera d’inverno agli albori del XX secolo. Alcuni uomini e alcune donne siedono attorno a un piccolo tavolo rotondo di mogano, le mani appoggiate sul piano e i mignoli che si sfiorano per conferire più forza al medium che è fra loro. Trascorrono minuti in cui non si verifica nulla, a parte il lieve scricchiolare della casa.

Le vie della persuasione

di Annarosa Maria Tonin – 

Palazzo del Louvre, la notte fra il 23 e il 24 agosto 1572. Barricato nelle sue stanze, Carlo Massimiliano di Valois-Angoulême, ventidue anni, ha chiesto la compagnia di un amico, Ambroise Paré, medico di corte fin dai tempi di re Enrico II. Carlo sa che il chirurgo è troppo abile per lasciarlo morire in uno dei tanti possibili agguati di sangue di una notte infinita; per questo gli ha permesso di rifugiarsi nelle sue privatissime stanze. Cosa si diranno in questa lunga notte? Forse, essa sola parlerà, per lasciare alle notti e ai giorni che verranno una domanda senza risposta. Chi è stato a ordinare il massacro degli Ugonotti?

L’impossibile ritorno

di Laura Cuzzubbo –

“Cara Brigida, oggi ho fatto partire 11 casse per Vado che contengono tutti gli arnesi del mio lavoro: dunque speriamo che dopo le casse arrivi anch’io che ho tanto bisogno di riposo e di rifarmi una vita per morire in pace”. Così lo scultore Arturo Martini (1889-1947) scrive alla moglie all’inizio del 1947. Brama dunque di ritornare nella cittadina ligure che gli ha dato l’affetto di una famiglia, una casa e i primi onori, mentre Treviso gli ricorda la miseria e le umiliazioni dell’infanzia vissuta nelle umide torri medievali.

Il prezzo della vanità

di Annarosa Maria Tonin –

Château de Colombes, settembre 1669.
Dicono che io sia una piccola donna ormai anziana, del tutto ordinaria, e al mio cospetto non siano più necessari il garbo e l’ossequio. Dicono che, se non vivessi qui, in un castello a due leghe da Parigi, apparirei come una delle donne che si recano al mercato settimanale o alla fiera annuale che re Luigi, mio nipote, ha concesso di tenere ai cittadini di Colombes. Dicono che io stia morendo, ma non lo decidono gli altri il momento.

La purezza del sangue

di Annarosa Maria Tonin –

Fondazione Reale di San Lorenzo del Escorial, 1574.
Le otto salme sono uscite dalle loro sepolture per riunirsi qui, tutte insieme, affinché io possa celebrarne la gloria ogni giorno, come monaco tra i monaci. Hanno percorso l’altopiano come io ho ordinato: lente, tra i silenzi di luoghi deserti, accompagnate da orazioni e canti gregoriani. Da Yuste giunge l’Imperatore mio padre, da Granada l’Imperatrice madre, Isabella.

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