Il conte eretico

di Annarosa Maria Tonin –

Vicenza, contrada dei Porti, 1555. Palazzo da Porto lo ha accolto di nuovo, reduce dai successi di Mantova e Venezia. Il conte non gli ha commissionato altri affreschi, ma due ritratti a grandezza naturale, due tele che si guardino e, insieme, siano osservate dagli illustri frequentatori della casa.
Iseppo (Giuseppe) da Porto, la cui data di nascita è incerta (oscilla tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI), ha richiamato l’amico pittore Paolo Veronese a Vicenza, perché celebri la sua rivoluzione artistica, dipingendo due ritratti che esaltino l’amore all’interno di un ordine politico e sociale in cui i da Porto sono simbolo di ricchezza, potere e splendido mecenatismo.

Opere

di Alfonso Firmani –

Il libro come oggetto contenitore evocativo di storie è da anni al centro delle composizioni. Spesso, inseguendo gli stessi obiettivi espressivi, si abbina a calligrafie che fungono da innesco narrativo o ad altri oggetti strumentali alla lettura compositiva.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

I limiti del corpo e i confini tra gli individui

di Andrea Campana –

È il gennaio 1972. I visitatori che entrano nella Sonnabend Gallery di New York e si approssimano all’installazione Vivaio vengono accolti da strane e imbarazzanti frasi che fuoriescono da alcuni altoparlanti disposti nella sala. Sotto di loro, nascosto sotto una rampa appositamente costruita, c’è Vito Acconci, il quale si masturba guardando i visitatori passare, ed esprime ad alta voce le fantasie sessuali che queste visioni gli suggeriscono.

Un altro sguardo: Jacob Jordaens dipinge “Autoritratto con famiglia” (1621 ca.)

  • Digressioni
  • 31/03/2017

di Annarosa Maria Tonin – 

Anversa, chiesa dei Domenicani, 1619. Dietro la colonna, lontano dai colleghi i cui lavori sono più ammirati dei suoi, Jacob Jordaens sa di dover continuare a studiare e disegnare. Defilato, attende: dopo un lungo viaggio, la Madonna del Rosario, dipinta da Caravaggio per la cappella dei Carafa-Colonna nella chiesa di San Domenico a Napoli, è arrivata ad Anversa e la potrà finalmente ammirare.

L’ultimo presagio – Egon Schiele dipinge “La Famiglia” (1917-18)

di Annarosa Maria Tonin – 

Vienna, 1917. Dal vicolo di un quartiere popolare sta facendo ritorno a casa. Nella mano tremante, come quella di un malato con la febbre alta, tiene stretto un taccuino di disegni. Le mani tremano di inquietudine per averlo trovato, finalmente. Quel volto di bambino che gli mancava. Ha perso il conto dei disegni preparatori, variazioni per un dipinto. L’uomo ha fretta di terminarlo. Non sa ancora come si chiamerà. Le mani continuano a tremare, mentre immagina di piangere lacrime di nascita. L’unica cosa di cui è certo: quel dipinto parla di suo figlio.

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