Nella rete dell’essere

di Luca Mauceri –

«Siamo individui soli, ma sperimentiamo anche la nostra connessione con l’altro» dice Alex Grey, artista americano noto nella scena alternativa, commentando le infinite parti dell’essere, raccolte in un’unità suprema. Il luogo in cui tale rete universale è rappresentata è una sua opera chiamata appunto Net of Being, la rete dell’essere.
Oltre alla visionaria intuizione, del quadro di Grey possiamo apprezzare qualche spunto interessante ripercorrendo il significato dei numerosissimi dettagli presenti nell’opera che, già a un primo sguardo, offre un effetto particolare.

Corpi, menti, reti

di Francesco Zanolla –

Matrix (The Matrix – 1999) è stato il primo capitolo di una delle trilogie più iconiche dei primi anni duemila.
Pellicola per molti versi epocale, che pose una pesante ipoteca sull’estetica e sui canoni narrativi di buona parte della fantascienza prodotta in quel periodo, si rivela ancora oggi un oggetto testuale capace di sollecitare alcune suggestioni al confine tra filosofia e critica sociale, a partire dal radicale, pur se non originalissimo, espediente narrativo che plasma la dinamica drammaturgica della trama.

Niccolò a Gotham City

di Francesco Zanolla –

Può un apparente vizio rivelarsi una virtù?
È possibile redimere una comunità politica scivolata nella corruzione?
E, soprattutto, queste due questioni, che per secoli hanno tormentato filosofi, moralisti e uomini di stato, hanno effettivamente qualcosa a che fare con il terzo e ultimo capitolo della saga di Batman firmata da Christopher Nolan, vale a dire Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012)?

La luce della notte

di Luca Mauceri – 

«Ed è subito sera»1, concludeva perentorio Quasimodo nel dipingere il quadro del nostro essere. La sera sopraggiunge improvvisa per sigillare l’esistenza umana dopo quel breve «raggio di sole»2 che ci è concesso. Quasimodo non è però il solo a pensare alla notte come metafora della morte. La cultura occidentale straripa di richiami all’atmosfera notturna come momento della fine o al ciclo del giorno come metafora del ciclo vitale. È la luce ad essere la vita vera, l’oggetto della vita e della sua ricerca, perché la luce illumina, mostra le cose del mondo nella loro varietà: allo stesso modo la vita ci getta addosso innumerevoli cose, eventi, luoghi, sensazioni. La notte al contrario è buia e sottrae gli oggetti al nostro sguardo, così come sembra fare la morte.

La luna eterna di Nietzsche

di Luca Mauceri –

Ogni mente acuta nutre un sospetto: che la spiegazione materialistica di un evento sia una riduzione fatta con le categorie aride di una mente buona a far di conto ma non a comprendere le cose nel loro spettro completo. Che siano spiegazioni di chi ragiona e non di chi pensa e che il mondo, come una donna di un certo livello, si conceda a chi lo comprenda nel profondo, in ciò che non si vede ma c’è.

Un’utopia senza progresso

di Francesco Zanolla –

Nel 1762 Jean-Jacques Rousseau dà alle stampe quelle che sono probabilmente le sue due opere più conosciute e influenti, nonché vituperate e censurate da detrattori e critici, vale a dire Emilio (Émile ou De l’éducation) e Il contratto sociale (Le contrat social ou Principes du droit politique). La combinazione dei due incipit fornisce l’opportunità di inquadrare in prospettiva le strutture teoretiche e gli obiettivi della riflessione filosofico-politica di un pensatore che occupa una posizione di rilievo eccentrico all’interno dell’Illuminismo europeo.

Dalle ombre alla luce, e ritorno

di Eugenio Radin –

Tra i numerosi miti raccontati all’interno dell’opera platonica, ce n’è uno di universalmente noto, oggetto di innumerevoli riletture e riproposizioni, non soltanto saggistiche, ma anche letterarie, pittoriche o cinematografiche: la caverna platonica, con la cui immagine si apre il libro settimo de La Repubblica, è divenuto nel corso del tempo uno dei luoghi fondamentali dell’Occidente, non solo perché il pensiero in esso contenuto sta alla base dell’ontologia tradizionale, ma anche perché il prigioniero liberato che ne è protagonista è presto divenuto il modello di ogni uomo di scienza europeo, il cui cammino, dalle tenebre, ricerca sempre la strada verso la luce, la verità, la conoscenza.

I confini della giustizia

di Francesco Zanolla –

A voler dar seguito all’opinione di Norberto Bobbio, la filosofia politica occidentale nel corso del suo sviluppo si è occupata di quattro questioni fondamentali: la ricerca dell’ottima, o migliore, forma di governo; l’individuazione del fondamento della legittimità del potere politico; la ricerca sull’essenza della “politica” come attività umana distinta dalle altre, e la riflessione sui metodi e le forme delle scienze sociali e politiche empiriche.

L’estrema illusione del genio

di Eugenio Radin –

Il pensiero filosofico di Leopardi (e non staremo qui a discutere con chi ancora si ostina a non voler considerare Leopardi un filosofo) si muove, a ben vedere, tutto all’interno di una dicotomia fondamentale: quella cioè che il recanatese tratteggia tramite la separazione dei due regni della Natura e della Ragione, cui appartengono, rispettivamente, il piano dell’illusione e quello della verità. Ma anziché abbracciare l’amore per la verità, che sin dai tempi arcaici era stato il compagno inseparabile dell’amore per il sapere (cioè della ϕιλο-σοϕία), Leopardi sceglie di schierarsi prepotentemente dalla parte dell’illusione e “con franca lingua,/ nulla al ver detraendo,/ confessa il mal che ci fu dato in sorte”; ovvero denuncia l’irreparabile danno cui inevitabilmente porta, stando al poeta, la “Dea Ragione”, stupidamente venerata in quel “secol superbo e sciocco”2 che era stata la stagione dell’illuminismo.

L’abitudinario che teorizzò la rivoluzione

  • Digressioni
  • 11/10/2017

di Eugenio Radin –

L’esistenza che Immanuel Kant trascorse nella cittadina prussiana di Königsberg dal 1724 al 1804 fu la più distante possibile da quanto un’immaginazione di influenza romantica richiederebbe alla figura del rivoluzionario: del tutto priva di gesta rocambolesche e di atti eroici, la vita del pensatore dell’aufklärung fu scandita da ritmi serrati e da schemi regolarissimi, sì che la sua monotona abitudinarietà divenne presto leggendaria all’interno degli ambienti culturali dell’epoca.

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