Il pensiero dal bosco

di Luca Mauceri –

Nel 1933 un promettente e giovane filosofo di nome Martin Heidegger si vede proporre un posto nella prestigiosa università di Berlino. Pur essendo ormai quasi un secolo fa, i tempi erano già ben maturi affinché i filosofi non detenessero più un posto centrale nel panorama culturale già ampiamente industrializzato e sulla via della commercializzazione di massa. La sfiducia verso i saperi strutturati e gerarchizzati iniziava a riflettersi anche sulle università, che accusando il colpo della massificazione e della razionalizzazione, andavano burocratizzandosi sempre di più.

Cartesio e la radice del dubbio

di Alberto Trentin –

L’uomo soddisfatto, non dubita. L’uomo soddisfatto, non esiste.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.1

Una, cento, mille radici

di Francesco Zanolla –

Uno dei presupposti più profondi del pensiero politico occidentale è la dottrina, virtualmente mai messa in discussione durante la sua lunga egemonia, secondo la quale esiste un principio che non soltanto regola il corso del sole e delle stelle, ma prescrive a tutte le creature animate il giusto comportamento. Gli esseri infrarazionali vi si conformano per istinto; gli esseri superiori ne acquistano consapevolezza, e sono liberi di abbandonarlo, salvo incorrere nella propria rovina.

Nella rete dell’essere

di Luca Mauceri –

«Siamo individui soli, ma sperimentiamo anche la nostra connessione con l’altro» dice Alex Grey, artista americano noto nella scena alternativa, commentando le infinite parti dell’essere, raccolte in un’unità suprema. Il luogo in cui tale rete universale è rappresentata è una sua opera chiamata appunto Net of Being, la rete dell’essere.
Oltre alla visionaria intuizione, del quadro di Grey possiamo apprezzare qualche spunto interessante ripercorrendo il significato dei numerosissimi dettagli presenti nell’opera che, già a un primo sguardo, offre un effetto particolare.

Corpi, menti, reti

di Francesco Zanolla –

Matrix (The Matrix – 1999) è stato il primo capitolo di una delle trilogie più iconiche dei primi anni duemila.
Pellicola per molti versi epocale, che pose una pesante ipoteca sull’estetica e sui canoni narrativi di buona parte della fantascienza prodotta in quel periodo, si rivela ancora oggi un oggetto testuale capace di sollecitare alcune suggestioni al confine tra filosofia e critica sociale, a partire dal radicale, pur se non originalissimo, espediente narrativo che plasma la dinamica drammaturgica della trama.

Niccolò a Gotham City

di Francesco Zanolla –

Può un apparente vizio rivelarsi una virtù?
È possibile redimere una comunità politica scivolata nella corruzione?
E, soprattutto, queste due questioni, che per secoli hanno tormentato filosofi, moralisti e uomini di stato, hanno effettivamente qualcosa a che fare con il terzo e ultimo capitolo della saga di Batman firmata da Christopher Nolan, vale a dire Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012)?

La luce della notte

di Luca Mauceri – 

«Ed è subito sera»1, concludeva perentorio Quasimodo nel dipingere il quadro del nostro essere. La sera sopraggiunge improvvisa per sigillare l’esistenza umana dopo quel breve «raggio di sole»2 che ci è concesso. Quasimodo non è però il solo a pensare alla notte come metafora della morte. La cultura occidentale straripa di richiami all’atmosfera notturna come momento della fine o al ciclo del giorno come metafora del ciclo vitale. È la luce ad essere la vita vera, l’oggetto della vita e della sua ricerca, perché la luce illumina, mostra le cose del mondo nella loro varietà: allo stesso modo la vita ci getta addosso innumerevoli cose, eventi, luoghi, sensazioni. La notte al contrario è buia e sottrae gli oggetti al nostro sguardo, così come sembra fare la morte.

La luna eterna di Nietzsche

di Luca Mauceri –

Ogni mente acuta nutre un sospetto: che la spiegazione materialistica di un evento sia una riduzione fatta con le categorie aride di una mente buona a far di conto ma non a comprendere le cose nel loro spettro completo. Che siano spiegazioni di chi ragiona e non di chi pensa e che il mondo, come una donna di un certo livello, si conceda a chi lo comprenda nel profondo, in ciò che non si vede ma c’è.

Un’utopia senza progresso

di Francesco Zanolla –

Nel 1762 Jean-Jacques Rousseau dà alle stampe quelle che sono probabilmente le sue due opere più conosciute e influenti, nonché vituperate e censurate da detrattori e critici, vale a dire Emilio (Émile ou De l’éducation) e Il contratto sociale (Le contrat social ou Principes du droit politique). La combinazione dei due incipit fornisce l’opportunità di inquadrare in prospettiva le strutture teoretiche e gli obiettivi della riflessione filosofico-politica di un pensatore che occupa una posizione di rilievo eccentrico all’interno dell’Illuminismo europeo.

Dalle ombre alla luce, e ritorno

di Eugenio Radin –

Tra i numerosi miti raccontati all’interno dell’opera platonica, ce n’è uno di universalmente noto, oggetto di innumerevoli riletture e riproposizioni, non soltanto saggistiche, ma anche letterarie, pittoriche o cinematografiche: la caverna platonica, con la cui immagine si apre il libro settimo de La Repubblica, è divenuto nel corso del tempo uno dei luoghi fondamentali dell’Occidente, non solo perché il pensiero in esso contenuto sta alla base dell’ontologia tradizionale, ma anche perché il prigioniero liberato che ne è protagonista è presto divenuto il modello di ogni uomo di scienza europeo, il cui cammino, dalle tenebre, ricerca sempre la strada verso la luce, la verità, la conoscenza.

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