Conrad alla finestra

di Taddeo Tebaldi –

Che cos’è una citazione? È un frammento del pensiero di un uomo più autorevole di colui che vi si appella. I romanzieri le usano per abbellire, legittimarsi o omaggiare; scienziati, accademici e divulgatori ne hanno bisogno per convalidare le proprie tesi; altrove servono a nobilitare un messaggio banale. Di rado sono rappresentative dell’autore e, soprattutto, non sempre nascono come aforismi. Se è vero che Oscar Wilde, oltre a essere stato un grande scrittore, saggista e provocatore, scriveva anche ottimi aforismi, in moltissimi casi le citazioni più note sono frammenti arbitrariamente sradicati dal contesto originario, a volte a danno dell’autore.

Il labirinto e la bussola

  • Digressioni
  • 19/01/2019

di Matteo Pernini –

Nel racconto Abenjacàn il Bojarí, ucciso nel suo labirinto (Abenjacán el Bojarí, muerto en su laberinto) l’universo è detto un mistero, ma dello stesso ordine della lettera rubata di Edgar Allan Poe o della stanza chiusa di Israel Zangwill, ossia: un racconto a enigma, una tortuosità dell’intelletto, un paradosso.

Geometrie di un labirinto

di Cinzia Agrizzi –

La geometria del labirinto si riflette fedelmente nel reticolo veneziano, uno spazio pluridimensionale e plurisensoriale, un gioco di specchi che seduce e inganna, traducendosi nella «perdita completa dell’individuo nel mare delle cose».

Notturno veneziano

di Carlo Londero – 

Diego Valeri è il poeta di Venezia, cantore della luce, della pietra e dell’acqua della laguna. I suoi versi possono apparire un inno alla brillantezza spensierata della vita, magari velata di preziosismi decadentisti. Apro a caso, verso la fine, le Poesie scelte del 1977 e leggo alcuni versi: «Qui c’è sempre un poco di vento, / a tutte l’ore, di ogni stagione: / un soffio almeno, un respiro. / Qui da tanti anni sto io, ci vivo. / E giorno dopo giorno scrivo / il mio nome sul vento» (87). Non c’è bisogno di dire la competenza poetica di Valeri, autore che dimostra una raffinatezza compositiva inappuntabile unita a una disarmante agilità prosodica.

Percorsi a ritroso nella memoria

di Cinzia Agrizzi –

La Strada di San Giovanni è una delle poche prose autobiografiche di Calvino che l’autore aveva incluso nell’indice provvisorio di Passaggi obbligati, progetto rimasto incompiuto e pensato per accogliere una serie di scritti legati alla sua esperienza personale, tra i quali Autobiografia di uno spettatore e La poubelle agréée. Ritorno, rimpianto, nostalgia, indagine nella memoria compongono infatti la sottile linea semantica che percorre il sottosuolo di questo breve saggio, nel quale lo scrittore sanremese rievoca gli anni della sua infanzia e giovinezza in terra ligure e, soprattutto, ritrae la figura del padre in rapporto nettamente antinomico con se stesso.

Se il confine determina l’identità

di Carlo Selan –

Un confine è un’identità che si accosta a un’altra e ad essa si apre o si chiude, un luogo che sta in mezzo, dove la terra non è di nessuno ed è di tutti, la casa, spesso, del senza patria e del profugo, di tutta quella umanità in fuga per necessità.

Popiću malo vina

di Carlo Londero –

Conviene iniziare dalle parole di Luciano Morandini estrapolate dall’intervista di Ivica Tratnik a Radio Koper/Capodistria nell’estate-autunno 1976, per l’uscita del suo libro di poesie Dalla domenica dei silenzi:
Io non penso che una semplice sbarra di confine riesca a separare gli uomini. Le idee e i sentimenti vanno al di là di queste sbarre: in modo particolare per quanto riguarda i nostri due Paesi, la Jugoslavia e l’Italia, e in modo ancora [più] particolare per quanto riguarda Friuli e Slovenia.

Barbara Baynton e il terrore della frontiera

di Christina A. Lee –

Il canone della letteratura coloniale australiana ha spesso esaltato i coraggiosi pionieri (bushman) di autori come Henry Lawson e Banjo Patterson, uomini solitari alla conquista dell’outback, la nuova frontiera. Il mito australiano dei coloni poveri e laboriosi che popolavano un paradiso utopico divenne elemento cardine nella nascente letteratura
dell’epoca, ma questa epopea idealizzava un’esistenza che in realtà era spesso devastante e pericolosa, specialmente per le donne.

Ai confini della vita, ai confini dell’amore

di Paolo Steffan –

“Il muro che ti ho eretto contro è un crollo eterno”, recita un verso stupendo di Attila József, tratto da una lirica che s’impasta di amore, nella più fiera esperienza della carne (“ti compenetri cuore a cuore”) e nel più assoluto richiamo dello Spirito (“con te rispondo a Dio”).

La ricerca meridiana di Paul Celan

di Luca T. Barbirati –

Chi è straniero in ogni luogo non ha altra scelta che cercare le proprie radici nell’anima. Se questo straniero ha pure la ventura di essere poeta – tra i massimi nel Novecento – la sua ricerca deve fare i conti con l’arte e con le lingue in cui viene rappresentata.

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