La verità romantica di John Keats e Robert Walser

di Luca Tommaso Barbirati –

All’inizio del quarto atto, Timone d’Atene abbandona la città dopo aver urlato il proprio odio all’umanità e alla propria casa. È bastata una richiesta d’aiuto a far mutare la sorte dei suoi amici-banchettanti, tanto prodighi nel ricevere quanto avari nel dare. Nel suo dramma meno rappresentato, Shakespeare smaschera la natura profonda dell’uomo messo alla prova dall’ingratitudine dei falsi amici, toccando un nervo che scopre non solo la parabola che dalla filantropia arriva alla misantropia, ma la stessa distanza che separa la logica di dio da quella degli uomini: “Timone se ne andrà nella foresta, là dove troverà che le bestie selvagge son tuttavia più miti dell’uomo”2. Offeso dalla città, Timone si rifugia nel bosco, povero di ogni cosa tranne che del suo dolore, con le parole dell’onesto Siniscalco.

Ma Cartesio sognava pecore elettriche?

di Francesco Zanolla –

Che cosa mai potrebbero avere in comune Cartesio, uno dei padri riconosciuti del razionalismo filosofico, impegnato a rifondare le basi della metafisica occidentale nell’Europa del XVII secolo, con uno scrittore di fantascienza californiano il quale nella seconda metà del Novecento, tra innumerevoli matrimoni e divorzi, attacchi di schizofrenia, accessi di paranoia e fasi di dipendenza feroce da varie sostanze psicotrope, scriveva di esseri artificiali così perfetti da risultare indistinguibili dagli esseri umani, di mutanti dotati di incredibili poteri capaci di alterare il tempo e lo spazio e di universi multipli e sospesi sul labile confine tra “realtà” e “illusione”, che tendono a collassare gli uni dentro agli altri, spaesando tanto i lettori quanto i personaggi che vi sono intrappolati.

Il cristianesimo tintorettiano di Čechov

di Luca T. Barbirati – 

È il braccio aperto della schiavona, disteso, mentre offre l’alzata colma di lupini, ad attirare lo sguardo dell’osservatore. Il suo gesto di offerta quasi oscura il tavolo alle sue spalle che, allungato in diagonale, permette allo Spirito di diffondersi per tutto il telero. Nell’Ultima cena che si può osservare in San Giorgio Maggiore a Venezia, Tintoretto mette in scena non tanto la sua sapienza pittorica, quanto la sacralità popolana che la Riforma non era riuscita a convertire. La schiavona si fa minima tra i servitori – più prostrato di lei è solo il cagnolino ai piedi del tavolo! –, una sua mano prende dal cesto intrecciato e l’altra dà.

Invocazioni alla gioia

di Carlo Selan –

La letteratura dovrebbe essere testimonianza dei mutamenti di una realtà sociale, uno sguardo critico che assume il presente come un tempo storico in evoluzione, rivolto al futuro. In quest’ottica, se si pensa a momenti socialmente fondamentali per la storia italiana come sono stati il sessantotto e gli anni settanta del secolo scorso, ci si stupisce di quanto (apparentemente) poco, e con relativa scarsezza di vedute, sembra sia stato scritto a riguardo da quegli autori che, per questioni anagrafiche, si trovarono ad essere contemporanei ai grandi eventi di quel periodo.

Riottoso d’un Dante!

  • Digressioni
  • 09/10/2017

di Michele Saran –

Non scherziamo. Per Dante e il suo sacrato poema, la benemerita Divina Commedia, l’universo ha un ordine preciso e immutabile. Niente è lasciato al caso. Au contraire: tutto è predestinato, tutto è armonia cristallizzata dal disegno provvidenziale di Dio e le sue cosiddette intelligenze motrici (gli angeli, per il resto di noi). Dalla ghiacciaia del Cocito alla Candida rosa, passando per la boscaglia spessa e viva del Paradiso terrestre, la cosmologia dantesca si esprime a guisa d’un libro stampato, con tanto d’indice numerato.

Una fontana che trabocca

di Annarosa Maria Tonin –

Un giorno della sua giovinezza, Cicely Isabel Fairfield incontra Rosmersholm, un dramma che Ibsen scrive nel 1886. Folgorata dalla forza del personaggio di Rebecca West, seconda moglie del pastore protestante Johannes Rosmer, la diciottenne Cicely ne assume il nome. Il dramma affronta argomenti tali da indurre a riflessioni più generali, che oltrepassano la singola storia dei personaggi, e questo vuol essere anche il significato profondo della scrittura di Rebecca West.

La personaggia dell’intertestualità

di Michele Saran –

Il titolo di “personaggia”, Goliarda Sapienza lo deve vieppiù al suo romanzo più famoso, L’arte della gioia, spezzettato editorialmente lungo gli anni. L’identificazione tra l’autrice e la protagonista è in effetti tra le più stringenti della letteratura italiana del Novecento. Si potrebbe dire che una osservi l’altra, che quasi si spronino a vicenda.

Mappe per un naufragio

di Francesco Zanolla –

“I maggiori sviluppi nell’immediato futuro avranno luogo non sulla Luna o su Marte, ma sulla Terra, ed è lo spazio INTERNO, e non quello esterno che va esplorato. L’unico pianeta veramente alieno è la Terra.”
Così si esprimeva J.G. Ballard nel 1962, in un saggio pubblicato su New Worlds, la rivista britannica che ospiterà molti dei suoi racconti e che per un breve periodo rappresenterà un importante incubatore di innovazione letteraria, capace di portare la fantascienza a dialogare con le vecchie e nuove avanguardie del ‘900, tra surrealismo, modernismo sperimentale e post modernismo nascente.

Moravia, Pasolini e l’India

di Alessandro Lutman –

Mi trovo in aeroporto in attesa dell’imbarco. È Calcutta la mia destinazione finale e una strana eccitazione si prende gioco di me. In valigia una miscela di libri eterogenei: dalla politica alla filosofia passando per i racconti di viaggio. Saranno loro i miei compagni di viaggio, in particolare quelli sull’India, già letti, già sviscerati, già tentati di far propri.

Richard Blanco & Derek Walcott

di Carlo Selan –

L’8 gennaio 2013, durante la cerimonia per il secondo insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, a celebrare l’evento, oltre che un nutrito gruppo di musicisti e un vasto pubblico, era presente anche un poeta, chiamato e voluto dallo stesso presidente per svolgere la ormai tradizionale funzione di Innaugural Poet (come, per dire, fece Robert Frost con J.F. Kennedy), e leggere alcuni versi composti per l’occasione: si trattava di Richard Blanco, poeta di origini cubane emigrato negli Stati Uniti e dichiaratamente omosessuale.

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