Senti come ti ritorno in bolla

di Michele Saran –

C’erano una volta forma-sonata e forma-concerto, con tutta probabilità le strutture (finora) più fertili e significative della musica occidentale. Franz Joseph Haydn, padre di entrambe, riassunse modi e forme della musica barocca ormai agli sgoccioli in un qualcosa di potentemente logico nella sua semplicità.

Come Wagner, più di Wagner

di Michele Saran –

In musica spessissimo risulta facile parlare di totalità. Quante volte lo sentiamo? “Artista completo”. “Artista totale”. La più tronfia, “Artista a trecentosessanta gradi”. Si dovrebbe riflettere: prendiamo Richard Wagner.
Tutto è totale in Wagner. A cominciare dalla commistione tra vita, avventurosa, nomade, errabonda, addentata con gran voracità a ogni suo lato, e la sua arte.

Quelle (im)possibili armonie

di Michele Saran –

C’è una musica sgorgante quasi esclusivamente dall’atto dell’ascolto, e dalla sua natura, dalla mente e le sue molteplici suggestioni, non trascritta sullo spartito ma in qualche modo ugualmente prevista dal compositore, una volta data in pasto agli esecutori. Pensiamo, insomma, a delle illusioni acustiche, soltanto elevate al rango di prassi creativa e dotate dello spessore dell’arte colta. Quell’antico “terzo suono” di Tartini (l’ulteriore suono percepito dall’unione di due note in particolari intervalli) che ha trovato terreno fertile in certune cadenze – particolarmente virtuosistiche – previste nei concerti per strumento ad arco e orchestra, nel Novecento musicale, secolo di recupero “par excellence”, ha preso coscienza di sé.

Sgt. Pepper’s Pop Revolution

di Carlo Londero –

Un disco rivoluzionario, uscito in tempo per fare da colonna sonora alla Summer of Love e inno di Woodstock. Canzoni nell’insieme capaci di incantare un pubblico vastissimo (dai musicologi – finora mai così interessati al pop-rock – agli hippy, dai teenager agli adulti) con musiche che, a livello sonoro, non si erano ancora udite nel pop.
Per alcuni potrà non essere tra i migliori album dei Beatles, o non essere il primo disco nel quale i Beatles sperimentano certe sonorità (si pensi a Revolver, 1966).

George Russell, le rivoluzioni quiete

di Michele Saran –

Come per molti altri ambiti e campi, anche la storia del jazz può essere vista come un lungo, ininterrotto ciclo di eventi sospinto da un nugolo di rivoluzioni. Ve ne sono di fragorose, detonanti. Il free-jazz, per esempio, forse la più potente di tutte, in termini d’intensità dinamica (si pensi a Cecil Taylor), di sconvolgimento dell’armonia tradizionale, e certamente di messaggio culturale. Vi è anche un altro tipo di rivoluzione, ben più sottile, pacato, teorico, persino didattico, ma non meno innovativo. E che pure preesiste a quelle radicali, ne costituisce un diretto antenato, un prologo fondamentale. La figura di George Allen Russell, nativo dell’Ohio (1923), uno dei più grandi e importanti jazzisti bianchi, pianista, compositore e ricercatore, incarna appieno giustappunto questo comparto di sconvolgimenti “tenui”.

Something Else!!!!

di Stefano Bonato –

Quella sera dall’Hillcrest Club Red era uscito assolutamente convinto.
Red: “Lo deve sentire! Se Lester lo sente!”
Era passata da poco la mezzanotte e si era diretto verso le colline di Hollywood. Correva in macchina quando doveva sistemare i pensieri. Correva con lo sguardo fisso sulla strada e inforcava ogni curva come se la sterzata sistemasse ogni pensiero al posto giusto. Ma quei pensieri erano già al posto giusto, da tempo. Doveva solo far incontrare quei due: Lester (il produttore della Contemporary) e Ornette col suo strumento in mano. E lo strumento in mano Ornette Coleman ce l’aveva sempre avuto. In una terra, il Texas, che poco spazio lasciava ai seguaci del Jazz.

Un accumulo di spettacolo

di Raffaele Indri –

Se il rock è stato il genere che ha occupato meglio il commercio della musica nella seconda parte del ventesimo secolo, sembra che l’hip hop sia destinato ad affermarsi come il suo successore in un futuro prossimo. È inevitabile che l’hip hop sia arricchito di tutta un’affascinante dimensione “extra-musicale.” I membri più giovani della società dello spettacolo che Debord aveva previsto nel suo celebre saggio oggi fagocitano le storie Instagram dei propri idoli musicali e ne imitano ossessivamente il vestiario.

Due regine, uno zeitgeist

di Michele Saran –

Nella storia della musica, la danza ha sempre avuto un ruolo preminente. Ne è anzi il suo germe. È un fatto comprovato: nell’antichità i suoni sotto forma di note avevano una rigorosa funzione d’accompagnamento a movenze fisiche di ballo, e di balli di cerimonia in particolare.

The Easy Way

di Stefano Bonato –

Il sole splende e l’estate riscalda i cuori della gente e anche quell’imponente massa d’acqua che piano rumoreggia instancabile sotto il pontile della baia.
Dentro tutta quell’acqua, giochi di forme e colori, giochi di ombre e di luce. Con una panoramica dall’alto in basso, queste forme geometriche e variopinte diventano riflessi sull’acqua, mobili e irreali, sui quali s’iscrivono parole e titoli. Il lungometraggio è girato a Newport, durante il Jazz Festival.

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