Chi è senza macchia

di Enrico Losso –

Rosalia aprì il foglietto con un gesto incerto, dopo che aveva passato un’ora buona dentro il brutto bar di Via Mascarella. Non aveva avuto il coraggio di fare venti metri in più e salire le scale dell’appartamento che divideva con altre tre studentesse pugliesi. Non voleva che la vedessero piangere, né di sconforto, né di felicità. Non aveva legato con loro, solo con Maria si era spinta, in quei primi quattro mesi da matricola universitaria, a qualche confidenza in più, ma definirla un’amica era troppo, almeno per lei.

Bonus

di Davide De Lucca –

Il signor M. stava varcando la soglia dei cancelli della nuova azienda dove sarebbe andato a lavorare, consapevole che da quel momento in poi la sua vita sarebbe cambiata. Aveva accettato di abbandonare il suo vecchio impiego per entrare alla Contratti Fiducia e Nitidezza (Con.Fi.Ni.).

Welcome to Sky Valley

di Francesco Zanolla –

Nova.
Che vola attraverso il parabrezza, come un manichino da crash test.
Non aveva le cinture allacciate. E non c’era airbag sul lato del passeggero.
Fino a un attimo prima, giocherellava con la pistola in grembo. Vibrava appena. Un tremito leggero e controllato, sotto la patina di ghiaccio australe che le avvolgeva il profilo magro e affilato.

Sputi

di Enrico Losso –

Paride contempla la traiettoria dello schizzo di saliva, una parabola perfetta che spicca nel gioco di luci della sala, e constata che non lo perderà mai il vizio di sputacchiare, suo fratello Gianluca, mentre parla alterato.
– Smettila di fare il pagliaccio!
La goccia e il rimbrotto colpiscono il nipote Alberto, mentre la macchia scura di Sangiovese dà il colpo di grazia alla tovaglia di lino bianco.
Paride lo osserva: si è trasformato in un vulcano, pronto ad eruttare ventagli di lapilli pur di far colpo sullo zio. Ha contato le volte in cui si è alzato dalla sedia per dire o mostrare qualcosa. Tredici in mezz’ora.

Furto di un’illusione

di Davide De Lucca –

Choulex – nordest di Ginevra (Svizzera) 18 gennaio 1832
Questo pomeriggio io e il professor Crouton stavamo mangiando formaggio, seduti nel suo studio. Ricordo con piacere il crepitare del fuoco e, incorniciate dalla finestra, le vette delle montagne imbiancate. All’esterno, il vivace scampanare di Vivianne, la mucca preferita di Crouton – dicerie quelle che sostengono che il professore la volesse sposare, ci è solo molto affezionato; secondo lui, fornisce il latte migliore per il groviera. Crouton mi chiede un’opinione sul formaggio: è ottimo. Poi dice: “Gaston, dovremmo lavorare a un’illusione ottica bidimensionale ambigua”. Penso stia farneticando, quindi non rispondo, ma lui insiste. Vuole presentarla alla conferenza mondiale sulle illusioni ottiche che si terrà a Ginevra il prossimo 5 settembre. Accetto di collaborare con lui.

Irma sulla forcella

di Enrico Losso –

Irma raggiunge la fine della salita e una bestemmia le si impiglia fra le labbra.
Se ne pente subito, perché è come se si fosse materializzato lì, di fronte a lei, Corrado: a lui non piace quando è scurrile, odia la trivialità. Usa soltanto frasi adeguate. Per sedurre o per ferire, ma sempre perfette.
Si sfila lo zaino, sente sulla pelle della schiena la stoffa umida della maglietta, la sfiora il pensiero di cambiarsi, poi lancia un’occhiata al rifugio rannicchiato sul prato una trentina di metri più a valle, dall’altra parte della forcella, e decide che può aspettare.

Scoperte

di Davide De Lucca –

Il mio uomo mi dice donna, ho trovato qualcosa da offrire ai vicini di caverna quando vengono a cena. Cosa intendi?, gli chiedo, quando abbiamo ospiti facciamo sempre le stesse cose: prendiamo un pezzo di mammut, lo cuciniamo sul fuoco, chiacchieriamo, e guardiamo le figure disegnate e le ombre delle fiamme sul muro. È vero, mi risponde lui, ma beviamo sempre acqua. Cos’altro dovremmo bere? Per caso, mi spiega, ho lasciato degli acini di uva in una giara per un po’ di tempo; li ho spremuti e ne è uscita una bevanda nuova che vorrei assaggiare – che ne dici?

Tempo presente

di Annarosa Maria Tonin –

Non c’è il sole del mattino a incendiare di rosso la casa; eppure, l’incendio sta per divampare lo stesso. Nel tempo di una sera.
Stanco, quasi stramazzato, appoggia sulla poltrona all’ingresso la cartella con i bozzetti. Staranno lì, non ha voglia di riordinarli. Il suo tempo presente, il suo qui e ora ha voglia di altro, di fantasie silenziose, di un desiderio da consumare con avidità.

Nel paese degli esili

di Davide De Lucca –

È finita la guerra. Al ritorno in città ci aspettiamo un nuovo governo e abbiamo la testa confusa, inebriata di speranze e progetti. Ma veniamo delusi di nuovo, immediatamente.
Gli alti e i bassi si sono alleati per prendere il potere. Le due fazioni rivali, da anni contrapposte, trovano un accordo per comandare. Nessuno se l’aspettava. I bassi hanno sempre chiesto di fare le porte della loro misura per evitare sprechi, chiedendo agli alti di chinarsi all’ingresso.

A occhi chiusi

di Annarosa Maria Tonin

Non sente più bussare alla porta. Allora guarda il mobile a cassettoni, regalo di nozze, e tutto ciò che vi è stato appoggiato sopra: uno specchio dalla cornice d’argento, foto di famiglia, una ciotola con le collane. Soltanto collane, perché Verde non porta altro tipo di gioielli. I buchi alle orecchie li detesta, i braccialetti sono d’intralcio, gli anelli le sembrano inutili, a parte la fede nuziale. Ma le collane, le collane… di quelle ne avrebbe volute ancora; soltanto che Mirko non aveva fatto in tempo a regalargliene altre.

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