Ai confini dell’animo umano

di Cinzia Agrizzi –

Berlino, residenza ufficiale del Cancelliere. Sulla scena si dispiega il dramma di Yukio Mishima, Il mio amico Hitler (1968), che vede coinvolti il futuro Führer, il capo delle SA Ernst Röhm, il rappresentante dell’ala socialista della NSDAP Gregor Strasser e l’imprenditore dell’acciaio Gustav Krupp, voce indiscussa dell’industria pesante tedesca.

Line di Israel Horovitz

di Cinzia Agrizzi –

“Naturalmente il primo posto non è che un’illusione: nessuna linea ha un capo. Dobbiamo però continuare a credere che ci sia un primo posto, altrimenti come potrebbe esistere la competizione?”. Così Ionesco, sbattendoci in faccia la porta di un’irritante presa di coscienza, ci presenta Line (1971) di Israel Horovitz, la più lunga produzione off-Broadway, ininterrottamente rappresentata al 13th Street Repertory Theater di New York dal 1974. La pièce, al di là della sua longeva fortuna, scorge nel conflitto il dispiegarsi della pulsione egocentrica alla conquista del primo posto, sicché la competizione sembra essere l’unica occasione di esistere o quanto meno ne dilata l’orizzonte di senso. Forse un legittimo desiderio di autorealizzazione e affermazione, che si tramuta, però, in illusione narcisistica, “di tre gradi lontana dalla verità”1, tanto incantevole e rassicurante quanto logorante e demolitrice, se non suicidaria, totalmente incapace di riconoscere la necessità e la dipendenza dall’Altro.

I fisici di Dürrenmatt

di Cinzia Agrizzi –

La sfida all’ordine precostituito del mondo messa in atto da Prometeo, il Titano che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, è per definizione rivoluzionaria e ribelle: Eschilo, nel Prometeo Incatenato (Προμηθεύς δεσμώτης, 460 a.C. circa), unica opera pervenuta della trilogia originaria dedicata all’eroe, ne rimarca l’azzardo, tanto ardito da indurre Zeus a scaraventarlo nel Tartaro. Prometeo, a galoppo del progresso tecnologico, si erge così a simbolo che “libera” l’umanità da uno stato subalterno, abbracciando il senso pieno della modernità nella sua linea del tempo, dalla prima rivoluzione industriale alle conquiste della scienza e della tecnica, dal capitalismo all’atomica, da Internet al web 2.0.

Il corpo dell’attore

di Cinzia Agrizzi –

Anche se eliminiamo la parola, il costume, il proscenio, le quinte, la sala, finché rimangono l’attore e i suoi movimenti, il teatro resta teatro. (Vsevolod Mejerchol’d)
Difficile dire se il teatro sia più parola o azione. Quel che è certo è che in scena, a dare forma al logos, a vivificare un testo, è il corpo dell’attore, con i suoi limiti, le sue storture, la sua ambivalenza. Perché il corpo è un mediatore, è un linguaggio non verbale e, come tale, “significa”: racconta storie, veicola emozioni, incarna ruoli.

Viaggi senza tempo e fughe dalla realtà

  • Digressioni
  • 23/03/2017

di Cinzia Agrizzi –

Mentre Tespi, nel VI secolo a.C., allestiva commedie e tragedie girovagando da un villaggio all’altro dell’Attica con un carro che trasportava un rudimentale palco smontabile, Colette, nel primo Novecento, svelava ne I retroscena del music-hall (L’envers du music-hall, 1913) il caotico “dietro le quinte” dello spettacolo teatrale scandito dai ritmi frenetici delle tournée.

Il “mondo alla rovescia“ creato da Lisistrata

di Cinzia Agrizzi –

La Lisistrata aristofanesca, rappresentata nel 411 a.C. ad Atene, mentre infuriava la guerra del Peloponneso, è la prima commedia greca che affida il ruolo di protagonista a una figura femminile: Lisistrata, “colei che scioglie gli eserciti”, artefice di una trovata ingegnosa e di un’impresa paradossale che pone fine al logorante conflitto nell’Ellade.

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