Ci rivedremo ogni 25 (?) anni

di Matteo Zucchi –

2019. Termina Il trono di spade, una delle serie di maggiore successo di sempre, nonché apice del percorso di avvicinamento al cinema portato avanti dal network via cavo HBO. Con il budget medio per episodio più alto di sempre, Game of Thrones (2011-2019) ha elevato la narrazione corale tipica del suo format a blockbuster audiovisivo. 2017. Dopo un’attesa di 26 anni il ritorno di Twin Peaks dimostra quanto il cinema di David Lynch sia mutato nel frattempo e quanto una narrazione seriale non possa più contenerlo (di nuovo), se non scorporandosi in un turbine di frammenti spesso ambigui e in continua trasformazione. La stessa serie viene poi insignita dai Cahiers du cinéma del titolo di miglior film dell’anno, ribadendo l’amore della cinefilia francese per il regista di Missoula ma anche la rilevanza conseguita dalla narrazione seriale nel sempre più agguerrito panorama mediale odierno. Anche tralasciando la discutibilità della provocazione dei Cahiers è interessante chiedersi quando la televisione, a lungo produttrice di contenuti definiti di bassa o inesistente qualità, sia divenuta (o meglio, si sia autodefinita) l’avanguardia del mondo audiovisivo.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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