Contrappunto dialettico a Luigi

di Michele Saran –

Luigi Nono rappresenta, nel novero dei compositori novecenteschi, una delle più solide declinazioni di modernismo. In Nono la dodecafonia nella sua formulazione più avanzata, weberniana, la più coccolata dalla scuola di Darmstadt, non è un traguardo di decenni di ricerca, ma un punto di partenza; nella sua prima produzione anzi la estende a tutti gli aspetti, anche ritmici e strumentali, del costrutto compositivo. Questo clima da subito apertamente radicalizzato gli permette di sospingere la ricerca in più direzioni. Per primo viene l’elemento vocale. Le voci umane, solistiche o corali, gli solleticano l’esplicitazione delle caratteristiche più personali di un profondo impegno civile e d’una costante cura dei valori espressivi. Con il Canto Sospeso (1955-56), capolavoro della letteratura vocale del Novecento, il compositore ribadisce la sua installazione nelle più spericolate esperienze del linguaggio d’avanguardia.

Forse ancor più fondativo è poi l’elemento politico. Già addentrato negli ambienti del Partito Comunista Italiano, Nono si avvia a concentrare la dottrina di Karl Marx nell’atto creativo. Quello del compositore rappresenta un tentativo di volgere la sinistra politica a sinistra artistico-musicale, di instaurare una rivoluzione non più e non solo formale ma anche materiale.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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