Corpi, menti, reti

di Francesco Zanolla –

Matrix (The Matrix – 1999) è stato il primo capitolo di una delle trilogie più iconiche dei primi anni duemila.
Pellicola per molti versi epocale, che pose una pesante ipoteca sull’estetica e sui canoni narrativi di buona parte della fantascienza prodotta in quel periodo, si rivela ancora oggi un oggetto testuale capace di sollecitare alcune suggestioni al confine tra filosofia e critica sociale, a partire dal radicale, pur se non originalissimo, espediente narrativo che plasma la dinamica drammaturgica della trama.
Com’è noto, in Matrix si postula semplicemente che il mondo così come ci è stato presentato nella prima mezz’ora di pellicola non goda affatto dell’attributo dell’esistenza fisica, intesa come modo di essere reale.
Mondo e realtà sono meri simulacri, illusioni, non per questo però meno oggettivi, prodotti e gestiti da un sofisticatissimo programma e innestati direttamente nei cervelli e nei sistemi nervosi egli esseri umani, per mantenerli in uno stato passivo di sottomissione e sfruttarne così il potenziale biochimico e bioelettrico.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 10 – clicca qui per info)

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