Dalle ombre alla luce, e ritorno

di Eugenio Radin –

Tra i numerosi miti raccontati all’interno dell’opera platonica, ce n’è uno di universalmente noto, oggetto di innumerevoli riletture e riproposizioni, non soltanto saggistiche, ma anche letterarie, pittoriche o cinematografiche: la caverna platonica, con la cui immagine si apre il libro settimo de La Repubblica, è divenuto nel corso del tempo uno dei luoghi fondamentali dell’Occidente, non solo perché il pensiero in esso contenuto sta alla base dell’ontologia tradizionale, ma anche perché il prigioniero liberato che ne è protagonista è presto divenuto il modello di ogni uomo di scienza europeo, il cui cammino, dalle tenebre, ricerca sempre la strada verso la luce, la verità, la conoscenza.Sul finire del lungo dialogo platonico, che si pone come scopo quello di definire la migliore forma di governo possibile, Socrate si concede una divagazione e propone una bizzarra immagine al suo interlocutore Glaucone: immaginiamoci degli uomini nati e cresciuti all’interno di una caverna, incatenati in modo tale da poter guardare soltanto alla parete interna di questa. All’entrata della caverna un fuoco proietta all’interno l’ombra di tutto ciò che sta al di fuori di essa.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 7 – clicca qui per info)

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