Dallo spazio al muro

di Laura Cuzzubbo –

Una profonda comprensione dell’architettura e del suo evolversi procederebbe oltre il fattore fisico del muro. Come scrive Bruno Zevi nel 1948, “L’architettura […] è come una grande scultura scavata nel cui interno l’uomo penetra e cammina”, pertanto lo spirito dell’arte del costruire risiede nello spazio architettonico entro cui vive l’uomo. Pareti, coperture e pavimenti, materici confini fra interno ed esterno, per quanto avvolti da ricche cromie o squisitamente intagliati, non sono che una “cassa muraria”, una scatola che racchiude un vuoto. Ma, se protagonista dell’architettura è in assoluto l’impalpabile spazio, allora muro e decorazione che lo chiudono hanno un ruolo?
Per Zevi lo spazio è l’essenza, il volume edilizio il suo attributo. Da una lettura smaliziata dei suoi scritti si svela tuttavia il variare nel tempo di tali epiteti dello spazio architettonico.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 6 – clicca qui per info)

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