Dire e voler dire

di Aberto Trentin –

Io non sono mai stato maestro di nessuno; soltanto, se c’è una persona che quando parlo e attendo a ciò che credo l’ufficio mio, desidera ascoltarmi, sia giovane, sia vecchio, non mi sono mai rifiutato; e non è vero che se ricevo denari io parlo e se non ne ricevo sto zitto, perché io sono egualmente a disposizione di tutti, poveri e ricchi, chiunque mi interroghi e abbia voglia di stare a sentire quello che io gli rispondo.

La citazione con cui apriamo questo intervento è tratta dal dialogo in cui Platone saluta e omaggia il suo maestro Socrate, del quale ci ha tramandato non soltanto il pensiero, pure evidente nei dialoghi, quanto il modo di condurre la propria vita e la propria indefinita ricerca della sapienza. La strada era stata tracciata dall’oracolo di Apollo, in Delfi; la sacerdotessa Pizia, sua interprete, aveva indicato a Cherefonte che Socrate era il più sapiente tra gli uomini e Socrate, incredulo ma costretto a prestare fede a un simile responso, s’era deciso a mettere alla prova in una ricerca lunga una vita, che nessuno di quanti incontrava fosse più sapiente di lui.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 10 – clicca qui per info)

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