Doppi rizomi e spore aliene

di Laura Cuzzubbo –

Non è un caso che, all’epoca di Marcel Duchamp (1887-1968), un vecchio adagio recitasse Bête comme un peintre (stupido come un pittore) come se un artista, per essere grande, non necessitasse di alcuna preparazione di ambito intellettuale, ma solo di essere un qualificato e valido esecutore. Duchamp, non solo smentisce e capovolge questo detto, ma soprattutto definisce la funzione dell’artista e delinea i tratti di una vera e propria filiera dell’industria artistica. Nel 1955, intervistato dal direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dichiara che «la pittura non deve essere esclusivamente visiva o retinica. Deve interessare anche l’intelletto, la sete di comprensione». Un paio di anni più tardi, in un convegno dell’American Federation of Arts, tenutosi a Houston, è
Marcel Duchamp e “Fountain” ospite come “mere artist” e, in una tavola rotonda composta da Duchamp stesso, da un antropologo e da due professori universitari, pronuncia un breve discorso sul processo creativo, individuando due epicentri, reciprocamente complementari, da cui il prodotto artistico si dipana: l’artista e lo spettatore, entrambi rizomi che alimentano l’opera d’arte e la sua creazione.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER - ti aggiorneremo sulle novità della nostra rivista 

logo-digressioni-full

DIGRESSIONI - TRIMESTRALE CARTACEO DI CULTURA

Reg. Tribunale Udine n. 19/16

info@digressioni.com |