Febe

di Enrico Losso –

Lo trovi su una panchina del parco.
Se ne sta aperto, mostrando ai passanti il suo cuore d’inchiostro. Una brezza dolce si diverte a sfogliare le pagine, ora lenta, ora spostandole a gruppi. Rimani in piedi a guardarlo, per qualche minuto, come se potesse cederti il posto.
Alla fine ti siedi, un po’ distante, sempre con lo sguardo fisso su di lui. Lo prendi, accarezzi la copertina marrone, ne annusi l’odore.
Un quaderno grosso, di quelli rilegati con la colla, riempito fitto con una grafia esile e precisa.
La curiosità ti fa arricciare il naso. E inizi a leggere. I tuoi occhi del colore del guscio delle noci scorrono rapidi. Ti accorgi che si tratta di una storia che va dalla prima all’ultima pagina.
Dopo averne divorate una ventina di slancio, alzi la testa. Appoggi il quaderno, ti stiracchi. Non sopporti stare ferma troppo a lungo. Ti fa male la schiena, dici.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 9 – clicca qui per info)

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