I figli di Siviglia

di Annarosa Maria Tonin –

Alla Casa Grande di Siviglia, come è chiamato il convento di San Francesco, la Confraternita della Carità sa cosa fare: spillare l’acqua dalle fontane e versarla in vasi di cotto da distribuire per le strade dei quartieri di Santa Maria Maddalena e Sant’Isidoro in cambio di poche monete, o di un sorriso e un ringraziamento.
I predicatori, ispirandosi alle lettere di San Paolo, sostengono la necessità del lavoro per vivere e avere il rispetto della comunità, l’obbligo del potere di vegliare sui più deboli, la necessità di combattere le ingiustizie.
Intorno alla metà del Seicento, Siviglia e altre città spagnole sono teatro di ribellioni e il convento di San Francesco con la piazza antistante diventa il fulcro dell’epifania della povertà. Gli artigiani urbani del settore tessile, in particolare della seta, e i lavoratori giornalieri o stagionali che provengono dalla Galizia sono colpiti dall’aumento dei prezzi per i cattivi raccolti e dalle epidemie; inoltre, molti sono i bambini e i ragazzi lasciati soli a svolgere lavori molto pesanti o a vivere di espedienti.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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