I fisici di Dürrenmatt

di Cinzia Agrizzi –

La sfida all’ordine precostituito del mondo messa in atto da Prometeo, il Titano che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, è per definizione rivoluzionaria e ribelle: Eschilo, nel Prometeo Incatenato (Προμηθεύς δεσμώτης, 460 a.C. circa), unica opera pervenuta della trilogia originaria dedicata all’eroe, ne rimarca l’azzardo, tanto ardito da indurre Zeus a scaraventarlo nel Tartaro. Prometeo, a galoppo del progresso tecnologico, si erge così a simbolo che “libera” l’umanità da uno stato subalterno, abbracciando il senso pieno della modernità nella sua linea del tempo, dalla prima rivoluzione industriale alle conquiste della scienza e della tecnica, dal capitalismo all’atomica, da Internet al web 2.0. La spinta rivoluzionaria di varcare il limite consentito ha, però, un rovescio della medaglia: Frankenstein o il moderno Prometeo (Frankenstein; or, the modern Prometheus, 1918) di Mary Shelley mette in guardia dall’esito tragico derivante dalla smisurata manipolazione della natura e dalla (pre)potenza dell’elemento tecnico e scientifico. L’appropriarsi del mondo grazie alla tecnica e alla conoscenza, dunque, diventa anche emblema del disastro della modernità e della condizione in cui si trova l’uomo moderno, incapace di riflettere, di prevedere, sicché l’intento di dominare la natura con la scienza si traduce in autodistruzione.

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