I limiti del corpo e i confini tra gli individui

di Andrea Campana –

È il gennaio 1972. I visitatori che entrano nella Sonnabend Gallery di New York e si approssimano all’installazione Vivaio vengono accolti da strane e imbarazzanti frasi che fuoriescono da alcuni altoparlanti disposti nella sala. Sotto di loro, nascosto sotto una rampa appositamente costruita, c’è Vito Acconci, il quale si masturba guardando i visitatori passare, ed esprime ad alta voce le fantasie sessuali che queste visioni gli suggeriscono. L’opera, scioccante e provocatoria, è un buon esempio del tipo di arte che all’epoca cercava di allargare il più possibile i confini della conoscenza umana; in questo caso, la conoscenza del proprio corpo. La body art, ossia l’arte che vede come soggetto e oggetto della performance artistica il corpo umano, in quegli anni si esprime nelle più diverse modalità; le performance della body art vogliono superare limiti e barriere, ed esplorare i confini dell’individualità fisica tramite il movimento, l’immobilità, la restrizione, la sofferenza fisica, operando al tempo stesso una riaffermazione del diritto di proprietà che ogni individuo esercita su sé stesso.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 3 – clicca qui per info)

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