Il confine naturale

di Gian Pietro Barbieri – 

La suddivisione geografica, etnica, simbolica del territorio sembra sia esclusiva del genere homo, prerogativa di una specie autoproclamatasi “superiore” a tutto il resto, al “rimanente” e pertanto in grado e, arbitrariamente, in diritto di stabilire limiti discriminanti, cesure, domini. Un segno nero, freddo, netto sulla carta geografica non ammette repliche, né deroghe o eccezioni: lega a un comune destino gli individui che racchiude nelle sue invisibili maglie. Esistono poi confini linguistici, culturali “invisibili”, impalpabili eppure efficacissimi, basti pensare al colore della pelle, confine insuperabile – sembra che la nostra specie sia fatta per sviluppare divisioni, che il segno distintivo del nostro genere, la civiltà, progredisca soprattutto grazie ai confini, all’attestazione vera o presunta di differenze, dislivelli di superiorità, al senso di sicurezza che suggeriscono. Esistono però anche dei confini naturali altrettanto se non addirittura più marcati e incisivi; la cifra del loro potere è a un tempo concreta, tangibile ed evocativa, simbolica, di una evanescenza che prelude a universi nascosti.

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