Il corpo dell’attore

di Cinzia Agrizzi –

Anche se eliminiamo la parola, il costume, il proscenio, le quinte, la sala, finché rimangono l’attore e i suoi movimenti, il teatro resta teatro. (Vsevolod Mejerchol’d)
Difficile dire se il teatro sia più parola o azione. Quel che è certo è che in scena, a dare forma al logos, a vivificare un testo, è il corpo dell’attore, con i suoi limiti, le sue storture, la sua ambivalenza. Perché il corpo è un mediatore, è un linguaggio non verbale e, come tale, “significa”: racconta storie, veicola emozioni, incarna ruoli. Se l’uomo fa esperienza del mondo attraverso il corpo, grazie al quale entra in relazione con l’ambiente e con “l’altro”, l’attore calca il palco con la sua massa fisica, con il movimento, con l’affanno del respiro: anche la staticità, lo stare immobili in scena, richiede una immensa dose di energia e fatica. Il corpo è, infatti, un utensile, “il primo e il più naturale strumento dell’uomo […] oggetto tecnico e nello stesso tempo mezzo tecnico”.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 3 – clicca qui per info)

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