Il pensiero dal bosco

di Luca Mauceri –

Nel 1933 un promettente e giovane filosofo di nome Martin Heidegger si vede proporre un posto nella prestigiosa università di Berlino. Pur essendo ormai quasi un secolo fa, i tempi erano già ben maturi affinché i filosofi non detenessero più un posto centrale nel panorama culturale già ampiamente industrializzato e sulla via della commercializzazione di massa. La sfiducia verso i saperi strutturati e gerarchizzati iniziava a riflettersi anche sulle università, che accusando il colpo della massificazione e della razionalizzazione, andavano burocratizzandosi sempre di più. Il giovane Ernesto Grassi, allievo italiano di Heidegger in quei tempi, ricordò in un’intervista quel crollo della «concezione tradizionale dell’università» e di una sua progressiva spersonalizzazione. Le ritualità, le stranezze, i comportamenti, le particolarità goliardiche di un mondo che elargiva reale sapere e succulente occasioni, stavano smorzandosi in favore di un sapere che voleva divenire solo formazione e istruzione. «Lei è giovane, lei è straniero, si ricordi di queste cose perché probabilmente verrà un’epoca dove tutto questo viene cancellato», ammoniva il grande Edmund Husserl allo stesso giovane Grassi, appena giunto a Friburgo per imparare a pensare dai migliori.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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