Il potere e il corpo

  • Digressioni
  • 17/07/2017

di Matteo Zucchi –
A cavallo tra anni 60 e 70, in maniera concomitante con le più generalizzate evoluzioni della cinematografia mondiale, il genere che forse mutò ulteriormente fu proprio quel thriller/horror che era stato fino ad allora (con poche note eccezioni) il modello di un cinema ingenuo e quantomeno non ricco di spunti intellettuali. Vi erano sì stati i capolavori espressionisti e quelli post-noir di Jacques Tourneur e sodali, ma la profondità di analisi che il genere riuscì a conseguire a partire da quel periodo sono innegabili. Tema da sempre centrale nell’ambito in questione, non è casuale che la corporeità sia stata ampiamente dissezionata (anche letteralmente) e analizzata tra i due succitati decenni, mutando per sempre la natura del cinema d’orrore e la sua considerazione critica, perseguendo finalmente l’esplicitazione di tutto ciò che era rimasto sotterraneo fin dai tempi di Nosferatu (Nosferatu – Eine Symphonie des Grauens, 1922) di Murnau.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 3 – clicca qui per info)

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