Invocazioni alla gioia

di Carlo Selan –

La letteratura dovrebbe essere testimonianza dei mutamenti di una realtà sociale, uno sguardo critico che assume il presente come un tempo storico in evoluzione, rivolto al futuro. In quest’ottica, se si pensa a momenti socialmente fondamentali per la storia italiana come sono stati il sessantotto e gli anni settanta del secolo scorso, ci si stupisce di quanto (apparentemente) poco, e con relativa scarsezza di vedute, sembra sia stato scritto a riguardo da quegli autori che, per questioni anagrafiche, si trovarono ad essere contemporanei ai grandi eventi di quel periodo.
Certo, ci fu Pasolini e il suo esprimersi (la poesia Il PCI ai giovani ne è un esempio) contro i manifestanti che si resero responsabili degli scontri con la polizia in Via Giulia a Roma; certo, Elsa Morante si schierò dalla parte degli studenti scrivendo una raccolta poetica come Il mondo salvato dai ragazzini (1968). Né queste esperienze di scrittura né, tantomeno, prese di posizione come quella della neoavanguardia del Gruppo ‘63 (che fu innovazione per altri scrittori ma non per i lettori), riuscirono però a dare un ritratto realmente interno e vissuto di quegli anni e di chi li affrontò da protagonista.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

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