Irma sulla forcella

di Enrico Losso –

Irma raggiunge la fine della salita e una bestemmia le si impiglia fra le labbra.
Se ne pente subito, perché è come se si fosse materializzato lì, di fronte a lei, Corrado: a lui non piace quando è scurrile, odia la trivialità. Usa soltanto frasi adeguate. Per sedurre o per ferire, ma sempre perfette.
Si sfila lo zaino, sente sulla pelle della schiena la stoffa umida della maglietta, la sfiora il pensiero di cambiarsi, poi lancia un’occhiata al rifugio rannicchiato sul prato una trentina di metri più a valle, dall’altra parte della forcella, e decide che può aspettare.
Piega il collo per sgranchirsi e lo sguardo si aggrappa alle vette che la sovrastano, le sembrano i denti di un gigante che sta per inghiottirla.
Un brivido le si incunea fra le scapole.
La montagna l’ha sempre considerata come una faccenda da autolesionisti o spericolati, vagamente inquietante, ma essere lì, da sola, a duemilasettecentotrentatré metri, in quel momento, la fa sentire come un cavaliere di ventura.

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