La luce della notte

di Luca Mauceri – 

«Ed è subito sera»1, concludeva perentorio Quasimodo nel dipingere il quadro del nostro essere. La sera sopraggiunge improvvisa per sigillare l’esistenza umana dopo quel breve «raggio di sole»2 che ci è concesso. Quasimodo non è però il solo a pensare alla notte come metafora della morte. La cultura occidentale straripa di richiami all’atmosfera notturna come momento della fine o al ciclo del giorno come metafora del ciclo vitale. È la luce ad essere la vita vera, l’oggetto della vita e della sua ricerca, perché la luce illumina, mostra le cose del mondo nella loro varietà: allo stesso modo la vita ci getta addosso innumerevoli cose, eventi, luoghi, sensazioni. La notte al contrario è buia e sottrae gli oggetti al nostro sguardo, così come sembra fare la morte. Da questa similitudine si muove la religione, specialmente quella cristiana, per far sì che l’uomo permanga con lo spirito e il corpo nel “regno della luce” («Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» Gv 12,46). La simbologia della luce cosparge la cultura cristiana per creare quella radura illuminata in cui l’uomo trova casa, sbilanciando il senso dell’esistenza dal lato visibile e soleggiato, contro tutto ciò che invece resta ambiguo, oscuro, non visibile e dunque moralmente discutibile se non inconoscibile. Il buio è la perdizione, la luce dev’essere il pensiero del cristiano e la sua guida affinché possa guadagnarla anche per l’eterno al di là.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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