La notte dei sentimenti

di Davide De Lucca – 

Pochi registi hanno avuto il rigore intellettuale di Michelangelo Antonioni, con le conseguenze che questo comporta – distanza dal pubblico, diffidenza dei produttori, giudizi controversi e incomprensioni critiche, rischi di didascalismo. Coniugandoli a una ricerca tecnica e stilistica, l’autore ferrarese ha articolato temi multiforme come l’incapacità di comunicare, la solitudine, lo stare al mondo senza scopo, occupare uno spazio e un tempo senza senso. «L’uomo antonioniano […] si muove e agisce con un rapporto di inadeguatezza e di asintonia rispetto agli altri e all’ambiente. Non trova la misura più giusta per comunicare, e neppure quella per essere semplicemente se stesso». Vertice di questo percorso è stata la trilogia esistenziale, dell’incomunicabilità o dell’alienazione, termine che sa di naftalina, ma che dovremo finire con l’adoperare, visto l’accostamento costante che è stato fatto tra le pellicole di Antonioni e “quella cosa che va di moda oggi”, come dice malignamente Gassman ne Il sorpasso (1962).

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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