La notte dell’imperatore

  • Digressioni
  • 27/11/2016

di Annarosa Maria Tonin – 

Non riesce a dormire. Le riprese in esterna in zona di guerra. Di nuovo. Alza e abbassa la coperta, continuando a rimpiangere il momento in cui ha rescisso il contratto con quella rete televisiva olandese. Ha caldo e freddo, proprio come quando rientrava a casa, adolescente, dopo aver percorso la strada più trafficata del quartiere, piena di siringhe.
Erano gli anni in cui avrebbe potuto perdersi; invece, suo padre lo aveva salvato.
“Abbiamo due nomi da imperatori romani, mica li possiamo deludere”. Il punto era che suo padre si chiamava Cesare e lui glielo diceva sempre che “giusto per essere pignoli, Cesare non è stato il primo imperatore”. “Tutti gli imperatori si chiamarono Cesare, dopo di lui; quindi, il problema non si pone”. Senza ulteriori argomenti per controbattere, Antonino, perché lui si chiama così, ricominciava a sentire caldo e freddo, non tanto perché uscisse di nuovo da casa a rivedere le siringhe, quanto perché, se la conversazione fosse proseguita storicamente, a lui sarebbe stato riservato un trattamento diverso da quello che sentiva di meritare. Perché non chiamarmi Antonio, o Marco Antonio?

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