La notte dell’inchiostro

di Valentina Matilde De Carlo – 

Luce. Luce fredda e asettica che aumenta e cala automaticamente, senza obbedire a nessun comando. I nostri occhi vagano sullo schermo, la nostra mano corre sui tasti e il loro ticchettio diventa il nostro abituale, poco mellito, sottofondo sonoro, mentre componiamo parole sulla pagina virtuale. In qualunque luogo, a qualunque ora, possiamo scrivere senza impensierirci per i refusi, che in un colpo di tasto svaniranno senza lasciare traccia. Può capitare che, mentre corriamo sui tasti inseguendo i pensieri, arrivi d’improvviso la notte, così come giunse, in un tempo passato, la notte dell’inchiostro. Non accadde da un giorno all’altro, ma fu evidente solo quando era ormai irreversibile, quando cioè si disse addio alle pergamene, alle piume d’oca, agli inchiostri, a carta e filigrana e, in un tempo più recente, si riposero penne stilografiche, matite e biro, risucchiate da un processo di obsolescenza, mentre la tecnologia iniziava a dilagare. C’era un tempo in cui invece regnava l’inchiostro e il mondo dell’editoria era un dedalo di manoscritti e copie perdute, un’epoca in cui i tempi della scrittura erano dettati dal calare del sole, dalla luce fioca di una candela e da una mano che accarezzava la pergamena.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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