La rivoluzione della scienza normale

di Matteo Pernini –

Fu Lewis Carroll il primo a chiedersi in cosa un corvo somigli a una scrivania. Mise la questione in bocca al Cappellaio Matto, ma lasciò l’enigma insoluto. Qualche tempo dopo lo psicologo Joseph Jastrow disegnò un’immagine in cui si poteva indifferentemente riconoscere il muso di un coniglio o quello di un’anatra e precipitò l’umanità nel dilemma delle illusioni ottiche. Come decifrare la figura? La risposta è semplice: occorre circoscrivere un contesto, quello in cui è posta la domanda. Non è questione di banale condizionamento, sebbene gli illusionisti siano maestri nell’arte di piegare le altrui scelte alle proprie esigenze, senza darlo a vedere. Il punto è altrove: l’interpretazione delle cose del mondo non procede libera, ma è organizzata sulle direttrici di un comune paradigma. Questo termine divenne di uso corrente in seguito alla pubblicazione de La struttura delle rivoluzioni scientifiche (The Structure of Scientific Revolutions), nel 1962. L’autore, Thomas Kuhn, era un fisico teorico e il suo sguardo sul mondo era quello di un matematico che contempli una formidabile teoria. In lui erano l’astrazione, il gusto per le idee, l’amore per gli schemi, per le architetture del pensiero sovrapposte ai fenomeni della natura.

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