L’abitudinario che teorizzò la rivoluzione

  • Digressioni
  • 11/10/2017

di Eugenio Radin –

L’esistenza che Immanuel Kant trascorse nella cittadina prussiana di Königsberg dal 1724 al 1804 fu la più distante possibile da quanto un’immaginazione di influenza romantica richiederebbe alla figura del rivoluzionario: del tutto priva di gesta rocambolesche e di atti eroici, la vita del pensatore dell’aufklärung fu scandita da ritmi serrati e da schemi regolarissimi, sì che la sua monotona abitudinarietà divenne presto leggendaria all’interno degli ambienti culturali dell’epoca. Ma, a prova del fatto che sovente la vita di un uomo va distinta dalla sua opera, il sistematico e scrupoloso pensiero kantiano, concepito completamente all’interno di tale abitudinarietà, divenne presto un colosso con cui nessun pensatore successivo poté evitare il confronto e che segnò un nuovo e definitivo punto di partenza per l’intera tradizione filosofica occidentale.
La radicale rivoluzione che l’intera opera kantiana, e in particolare il cosiddetto “criticismo”, portò con sé è ancora oggi riconosciuta come uno dei più grandi eventi interni alla storia del pensiero occidentale. Ma in cosa consiste per l’esattezza tale rivoluzione?

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

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