L’albero sospeso

di Matteo Moscarda –

Quando ho saputo di Gaia, quasi per caso, all’improvviso tutta la nostra frequentazione e la sua stessa esistenza hanno acquistato un nuovo significato. Ogni parola, ogni fisima, ogni ossessione, ho potuto finalmente leggerle sotto la giusta prospettiva, e ciò che un tempo mi era parso un coagulo di manie ingiustificate è diventato la rappresentazione di una logica coerente e disperata. È sempre così, capiamo tutto sempre troppo tardi, e quando la persona cui vorremmo chiedere scusa non è più lì per ascoltarci.

Avevo già ventotto anni quando la conobbi. Da quasi dieci conducevo una vita sregolata, nulla di estremo, niente droghe pesanti, nessun illecito, ma di certo non badavo alla salute e, come tanti fino ai trenta, mi credevo in qualche modo immortale. Bevevo regolarmente. Non c’era un giorno che andassi a dormire senza un bicchierino. A casa non poteva mai mancare una bottiglia di un qualsiasi alcolico, vino, vodka o whisky che fosse.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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