Le strade del gotico

di Laura Cuzzubbo –

Germogliato nell’Île-de-France nel XII secolo, l’opus francigenum, la maniera trovata dai Gotti di vasariana memoria, lo stile gotico per intenderci,1 espande le sue tentacolari radici, attecchendo finanche in Italia. Quali itinerari segua nella penisola è questione articolata e tortuosa: il linguaggio gotico incontra talora resistenze, talaltra si innesta pacificamente su tradizioni preesistenti, ma sempre si insinua nelle varie arti e tecniche, dall’architettura alle arti suntuarie, dalla scultura alla pittura, e viceversa. Come in un gioco di specchi, la diffusione dei modi nordici in Italia contrasta con l’idea di espansione lineare e unidirezionale e si avvicina piuttosto all’immagine di un’orditura reticolare di maglie interconnesse e orientate in modo fluido nel tempo e nello spazio.

Primo terreno di confronto con il gotico è l’architettura. Il nuovo codice costruttivo viene esportato in Italia dai cistercensi di Bernardo di Chiaravalle, in una variante però austera e pauperistica, comportando mutamenti poco rilevanti. Oltretutto due elementi architettonici del gotico, l’arco a sesto acuto e la volta a costoloni, sono già noti in Italia: il primo impiegato dai Normanni e mutuato dal mondo arabo, la volta costolonata sviluppatasi precocemente in Lombardia.

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