L’estrema illusione del genio

di Eugenio Radin –

Il pensiero filosofico di Leopardi (e non staremo qui a discutere con chi ancora si ostina a non voler considerare Leopardi un filosofo) si muove, a ben vedere, tutto all’interno di una dicotomia fondamentale: quella cioè che il recanatese tratteggia tramite la separazione dei due regni della Natura e della Ragione, cui appartengono, rispettivamente, il piano dell’illusione e quello della verità. Ma anziché abbracciare l’amore per la verità, che sin dai tempi arcaici era stato il compagno inseparabile dell’amore per il sapere (cioè della ϕιλο-σοϕία), Leopardi sceglie di schierarsi prepotentemente dalla parte dell’illusione e “con franca lingua,/ nulla al ver detraendo,/ confessa il mal che ci fu dato in sorte”; ovvero denuncia l’irreparabile danno cui inevitabilmente porta, stando al poeta, la “Dea Ragione”, stupidamente venerata in quel “secol superbo e sciocco”2 che era stata la stagione dell’illuminismo.
Per comprendere il motivo di tale accusa nei confronti della Ragione, è però necessario fare un passo indietro e cercare di definire ciò che il poeta intende, quando parla di Verità.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 5 – clicca qui per info)

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