L’illusione Risorgimento

di Alvise Reiner –

“Dare alla gente il pane e il lavoro”: ecco l’obiettivo minimo senza il quale ogni rivoluzione nel nome di libertà e progresso risulta vana. Sono le parole che Giulio Cesare Abba mette in bocca a tale frate Carmelo, all’indomani dello sbarco di Marsala, l’11 maggio 1860. Che la fonte sia attendibile o meno, poco importa, poiché ci pone una domanda di scottante attualità al momento della spedizione dei Mille: il Risorgimento fu un movimento di popolo o di élite?

Il processo di unità nazionale portò con sé grandi contraddizioni. La prima, la più evidente e determinante, è data dalla doppia articolazione che assunse: da un lato il piano aristocratico-borghese, quello dei moderati liberali, imbevuti di ideali letterari, certi di un’unità culturale cui era necessario dare forma fisica; dall’altro il piano delle classi meno abbienti, quelle rurali, che colsero nel Risorgimento e nelle istigazioni del mazziniano Partito d’Azione la speranza di un sovvertimento degli ordini sociali, la tanto agognata soppressione di quei rapporti di forza feudali che ancora sopravvivevano in gran parte del paese. Fu questa doppia prospettiva a sancire il – parziale – fallimento del Risorgimento. Le speranze dei contadini rimasero un’illusione, che si paventò quando le truppe del “liberatore” Garibaldi si diedero al massacro di Bronte, quando il grido “viva la libertà” si tramutò in un “sangue che fumava ed ubbriacava”.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 5 – clicca qui per info)

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER - ti aggiorneremo sulle novità della nostra rivista 

logo-digressioni-full

DIGRESSIONI - TRIMESTRALE CARTACEO DI CULTURA

Reg. Tribunale Udine n. 19/16

info@digressioni.com |