L’impossibile ritorno

di Laura Cuzzubbo –

“Cara Brigida, oggi ho fatto partire 11 casse per Vado che contengono tutti gli arnesi del mio lavoro: dunque speriamo che dopo le casse arrivi anch’io che ho tanto bisogno di riposo e di rifarmi una vita per morire in pace”. Così lo scultore Arturo Martini (1889-1947) scrive alla moglie all’inizio del 1947. Brama dunque di ritornare nella cittadina ligure che gli ha dato l’affetto di una famiglia, una casa e i primi onori, mentre Treviso gli ricorda la miseria e le umiliazioni dell’infanzia vissuta nelle umide torri medievali. E brama di trovarvi ristoro alle fatiche e delusioni di una vita, che lo ha condotto a girovagare in una condizione di perenne “attendato”, come riferirà l’amico Giovanni Comisso. Questo proposito di ritornare non si tradurrà però mai in atto, poiché l’artista si spegne il 22 marzo di quello stesso anno a Milano.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 7 – clicca qui per info)

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