L’ultimo presagio – Egon Schiele dipinge “La Famiglia” (1917-18)

di Annarosa Maria Tonin – 

Vienna, 1917. Dal vicolo di un quartiere popolare sta facendo ritorno a casa. Nella mano tremante, come quella di un malato con la febbre alta, tiene stretto un taccuino di disegni. Le mani tremano di inquietudine per averlo trovato, finalmente. Quel volto di bambino che gli mancava. Ha perso il conto dei disegni preparatori, variazioni per un dipinto. L’uomo ha fretta di terminarlo. Non sa ancora come si chiamerà. Le mani continuano a tremare, mentre immagina di piangere lacrime di nascita. L’unica cosa di cui è certo: quel dipinto parla di suo figlio.

Dalla quasi completa oscurità di una stanza, di cui si intravedono una sedia e i contorni di un divano, emergono tre figure. Un uomo dalle membra gialle e lo sguardo di creatura sempre all’erta, come animale selvaggio. Una donna dalla pelle rosa arancio, che guarda in basso, alla sua sinistra, malinconica. Un bambino dalla pelle luminosa, che si rivolge lontano, fragile ma palpitante, a simboleggiare la luce nuova di una vera felicità.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF – clicca qui per info)

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