Ma Cartesio sognava pecore elettriche?

di Francesco Zanolla –

Che cosa mai potrebbero avere in comune Cartesio, uno dei padri riconosciuti del razionalismo filosofico, impegnato a rifondare le basi della metafisica occidentale nell’Europa del XVII secolo, con uno scrittore di fantascienza californiano il quale nella seconda metà del Novecento, tra innumerevoli matrimoni e divorzi, attacchi di schizofrenia, accessi di paranoia e fasi di dipendenza feroce da varie sostanze psicotrope, scriveva di esseri artificiali così perfetti da risultare indistinguibili dagli esseri umani, di mutanti dotati di incredibili poteri capaci di alterare il tempo e lo spazio e di universi multipli e sospesi sul labile confine tra “realtà” e “illusione”, che tendono a collassare gli uni dentro agli altri, spaesando tanto i lettori quanto i personaggi che vi sono intrappolati.
Pure se articolata, la domanda potrebbe suonare banale, presupponendo una risposta altrettanto banale di sole 5 lettere: nulla.

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