Margalit

di Annarosa Maria Tonin – 

Entrambe avevano dimenticato a casa le scarpe. “Ottima ragione per mettere alla prova il rapporto qualità-prezzo di quelle vendute in un posto mai visto prima” aveva osservato, mentre la strada rettilinea fatta costruire da Napoleone procedeva. Aveva aggiunto anche che non stavano sbagliando direzione; eppure, la maestra di violino continuava a sostenere di avere sbagliato.
Stanca del disfattismo altrui, si era persa a pensare che l’avevano chiamata Margalit perché a sua madre piacevano le perle. Nessuno osava tentare dei diminutivi. A volte, però, la chiamavano Perla, perché Margalit in ebraico significa Perla.
L’allieva e la maestra di violino sapevano già che avrebbero alloggiato di fronte all’appartamento degli amici di famiglia. Due mondi ben distinti si sarebbero aggiornati a vicenda: il vasto, rutilante, bulimico mondo di chi sa e ama intessere relazioni basate su interessi comuni e il piccolo, angusto, lento mondo, talmente in disparte da non essere intaccato dai parassiti, o attaccato dalle bestie voraci.

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