Negli angoli più bui

di Matteo Zucchi –

Sono rarissimi i casi in cui un autore, tanto più se esordiente e privo di una corposa formazione estetica e teorica, dimostra di essere capace di mostrare la sua idea di cinema fin dall’incipit del suo primo film (Lidrîs cuadrade di trê, Radice quadrata di tre, 2001). L’eccezionalità del cinema di Lorenzo Bianchini, (ri)sprofondato nell’oblio dopo un’effimera e campanilistica fama tra 2001 e 2004, è quindi palese ai pochi che hanno avuto la fortuna di approfondirlo fin da quegli sfocati fotogrammi in digitale che mostrano il modellino roteante di un cervello, mentre una musica ipnotica e delle scritte componenti una sorta di poesia fungono da commento all’immagine e ne esplicano il senso: la ragione umana, intrappolata nella ripetizione, può facilmente sprofondare nell’auto-annientamento.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 9 – clicca qui per info)

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