Nessun interno: nessun esterno

di Michele Saran –

L’intrico del labirinto cretese di Cnosso è, per definizione, il luogo in cui non c’è scampo. In esso vive la rappresentazione ferrea del rito la cui vittima deve giungere inesorabilmente al centro, la meta fatale, dove sarà sacrificata. Storicamente ne esistono diverse versioni. Anche in quelle più estreme, a più elevata densità di antri, ambagi e meandri, la logica di trappola ricorsiva non fa che amplificarsi. La fuga si fa desiderata e impossibile: la stessa strada si rivela un ineluttabile imbuto allorché si va verso il centro; ma non appena si tenti di allontanarsene si rifrange in mille vicoli ciechi, ognuno dei quali può diventare la trappola conclusiva, l’angolo oscuro del colpo di grazia. Ciò vuol dire che il labirinto in origine non aveva una mappa, perché le aveva tutte e nessuna, perché era uno spazio instabile e proliferante, suscettibile di infiniti percorsi e di nessuno, coincidendo con la fine di qualsivoglia percorso.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 9 – clicca qui per info)

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