Non un pranzo di gala

di Francesco Zanolla –

Articolare qualche riflessione sul concetto politico di “Rivoluzione” rischia di rivelarsi un compito assai arduo. Per farlo in una maniera che sia in qualche modo significativa, occorre infatti ingaggiare un tortuoso corpo a corpo con una delle tradizioni culturali più articolate, gloriose, esaltate, criticate e vilipese della modernità occidentale, che ne ha fatto uno degli snodi centrali della propria teoria e della propria prassi politica.
Stiamo parlando, ça va sans dire, del marxismo, che è riuscito nel corso della sua più che secolare storia a monopolizzare questa categoria concettuale, rendendola in qualche maniera paradigmatica, sia attraverso l’elaborazione teorica prodotta dalle sue figure di spicco, sia tramite il dispiegarsi concreto di tali elaborazioni nelle grandi esperienze rivoluzionarie (Russia e Cina, in primis) che hanno dato forma e significato alla storia del XX Secolo.

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