Notti, sogni e specchi

di Francesco Zanolla –

Eyes Wide Shut (1999) è un film diviso in due. Con una prima parte, dal folgorante attacco sulla silhouette nuda di Nicole Kidman al ritorno a casa di Tom Cruise dopo la sua odissea sessuale notturna, all’altezza della leggenda di Stanley Kubrick: una summa delle sue ossessioni visive e tematiche e della sua idea di cinema che veicola una visione dell’uomo, del mondo e del suo (non) senso attraverso il fluire intrecciato, complesso e accuratissimo di immagini e suoni. Poi è come se il film si azzerasse e ripartisse. La tensione subliminale, che vibrava dell’energia kubrickiana più pura, lascia il posto alla stanca quest del dottor Bill Hartford, il quale tenta alla luce del giorno di ricomporre i tasselli della propria discesa nell’abisso del desiderio. Confrontato con l’intensità visionaria del blocco precedente, il ritmo è volutamente rilassato, il piglio della messa in scena ordinario, la concatenazione dei fatti meccanica, la suspense debole. Bill non riesce a ricostruire i tre atti della notte precedente, e riguardo all’episodio più enigmatico, quello dell’orgia nella villa, non riesce a ottenere che scampoli di informazione contraddittoria, senza chiarire affatto ciò che è realmente avvenuto.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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