Poesie

  • Digressioni
  • 11/07/2018

di Fabio Strinati –

Ho come il tempo che mi assorbe
quando una lentiggine di mosca
sul davanzale scruta spiegata
la sua mossa ultima…

una goccia che ritorna al cappio… e
agli occhi vitrei per filare e filtrati,
arnesi che per disprezzo ed oltre,
son pervertiti sollevati avvezzi
al vizio di morir che sempre vi ritorna…

e vive,
come sul campo una donna
che sforna l’anima
come sul becco il sole,
di una giornata dal caldo piegata… e
confusamente adorno
quel gusto acre del limone
che si ripropone in cinghie
in gola come pene della fretta,
che quando resta,
tracciano strati di monsoni
e quello sguardo avvolto
al vuoto inabissato,
unica bobina
nella superficie della ressa.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 7 – clicca qui per info)

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