Popiću malo vina

di Carlo Londero –

Conviene iniziare dalle parole di Luciano Morandini estrapolate dall’intervista di Ivica Tratnik a Radio Koper/Capodistria nell’estate-autunno 1976, per l’uscita del suo libro di poesie Dalla domenica dei silenzi:
Io non penso che una semplice sbarra di confine riesca a separare gli uomini. Le idee e i sentimenti vanno al di là di queste sbarre: in modo particolare per quanto riguarda i nostri due Paesi, la Jugoslavia e l’Italia, e in modo ancora [più] particolare per quanto riguarda Friuli e Slovenia.
Morandini, nato a San Giorgio di Nogaro nel 1928 e morto a Buja nel 2009, è stato poeta, saggista, narratore, giornalista, intellettuale, attivo promotore culturale. Negli anni Cinquanta e Sessanta era l’esponente di punta del Neorealismo friulano ‒ o nazionale, vista l’attiva collaborazione redazionale con le più importanti riviste dell’epoca di respiro anche internazionale (“Momenti”, “La situazione”, “Politica e cultura”) e i riconoscimenti ricevuti per la sua opera. Eppure Morandini non ha mai voluto lasciare il Friuli per i grandi centri culturali italiani. Egli ha sempre
confidato nel Friuli; ma non si pensi a una gretta mentalità localistica o indipendentista dello scrittore ‒ tutt’altro: il poeta ha voluto vivere nella provincia friulana per dedicarsi completamente a lei, per agire direttamente sul suo territorio.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 6 – clicca qui per info)

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